Giovedì, 15 Novembre 2012 13:49

L'UniCusano rivuole i suoi Marò

Dal 19 febbraio 2012 ad oggi sono passati quasi nove mesi, nove mesi di angoscia per le sorti di Massimiliano La Torre e Salvatore Girone, i due marò fucilieri del Reggimento San Marco arrestati in seguito alla morte di due pescatori indiani ai quali avrebbero inavvertitamente sparato. Non è certo che siano stati loro perché le ricostruzioni balistiche non attestano con chiarezza la provenienza degli spari stessi. Arrestati a bordo della petroliera Enrico Lexie alla quale erano di scorta sono attualmente trattenuti in India con un particolare regime di libertà condizionata. Ci sono discordanze in merito alla distanza dalla costa del luogo dell’incidente, ci sono differenti valutazioni tra tribunali locali e tribunali nazionali ed internazionali che dovrebbero decidere della loro sorte. L’Italia, certa della loro innocenza, ha immediatamente attivato la sua migliore diplomazia con l’intervento diretto dello stesso Ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata ed ha inoltre attivato il Ministero della Difesa che attualmente è impegnato in prima linea sulla questione.

Non facile l’incontro tra la cultura indiana e quella italiana, sono due mondi distanti e difficilmente conciliabili. Ci sono concetti diversi di concepire il tempo, lo spazio, ma anche la giustizia . Su tutto hanno pesato anche questioni elettorali locali e divergenze tra il governo centrale e l’amministrazione locale trattandosi di uno Stato federale.

Sino al 18 novembre i giudici della Corte suprema indiana sono in ferie e con ciò rimane bloccato tutto il processo. La paura è quella di vedere i nostri marò ancora in India durante il periodo natalizio sempre in attesa di decisioni locali.

Si contava molto sul possibile procedimento davanti alla Corte Internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite ma i tempi anche in questo caso sembrano molto più lunghi del previsto.

Seguendo la logica delle norme di diritto internazionale e partendo dalla constatazione che le acque in cui si sono svolti i fatti, secondo la Farnesina, sono acque internazionali si richiede che lo svolgimento del processo sia fatto sul nostro suolo. Di diverso parere le autorità indiane che ritengono i fatti avvenuti in acque indiane e quindi rivendicano il diritto al processo sul loro territorio.

Tra queste dispute l’opinione pubblica italiana si è schierata a fianco dei marò a cominciare dal Presidente della Repubblica al quale in linea trasversale si sono unite le forze politiche. Voci singole si sono levate in senso diverso ritenendo lecito il comportamento della giustizia indiana.

La nostra Università si è schierata senza se e senza ma a fianco dei nostri militari di cui apprezza la fierezza e l’eccezionale dignità. Vogliamo essere attivi in questa nostra posizione avviando una campagna di sostengo on line come solo l’Università telematica può fare.

Ci auguriamo di poter ospitare nella nostra Università i due marò al loro rientro in Italia e vogliamo sia a Natale.

B.P.