Venerdì, 08 Novembre 2013 13:47

Università online: è laurea vera?

La nostra replica agli articoli di "La Repubblica" e "La Stampa"

LA NON NOTIZIA DI REPUBBLICA: IL COMMENTO AL DOSSIER CHE NON ESISTE

Sul sito di Repubblica.it del 5 novembre 2013, a firma di Corrado Zunino, è apparso un articolo dal titolo Il ministero boccia molte università telematiche: rischiano il ritiro dell’accredito, in cui si commentano i risultati dell’indagine dell’Agenzia di valutazione del Sistema Universitario (ANVUR) commissionata dal Miur sulle università telematiche.

Sin dal titolo del pezzo si possono evincere imprecisioni gravi e difficilmente casuali. In prima istanza è doveroso evidenziare che non c’è alcuna bocciatura ministeriale riguardante università telematiche né tanto meno rischi per la certificazione, in quanto lo stesso ufficio stampa del Ministero ci ha confermato che ad oggi non ci sono giudizi ufficiali da parte del ministro sugli 11 atenei telematici censiti in Italia, UniCusano compresa.
Tra l'altro il ministro Carrozza ha recentemente dichiarato in un’intervista a Repubblica Tv l’importanza dell’insegnamento e-learning come opportunità alternativa per il conseguimento della laurea. Anche l’ufficio stampa dell’Anvur, da noi prontamente contattato, ha confermato che i tecnici dell’istituto non hanno elaborato alcun nuovo dossier di valutazione e che quindi questo articolo si basa, con tutta probabilità, su dati vecchi di un anno. Valutereste la vostra squadra del cuore oggi sulla base della rosa e dei risultati della stagione precedente? È su questo punto che riscontriamo l’aspetto più grave e scorretto dell’articolo, che con il titolo e il contenuto vuole indirizzare i lettori verso un giudizio negativo sull’operato dell’UniCusano, sulla base di dati che ad oggi non trovano riscontro.  
Tra l’altro si dice in riferimento all’UniCusano che la commissione di valutazione avrebbe sottolineato la necessità di “cambiamenti rapidi”, così sintetizzati: “Non può servirsi solo di docenti a contratto e ricercatori”. Questo virgolettato ci dà l’opportunità di dimostrare che le cose non stanno così: L’UniCusano deve dare periodicamente riscontro al ministero dei docenti incardinati, associati, a contratto e di tutti i ricercatori di cui si serve e che devono essere proporzionali numericamente rispetto agli studenti iscritti. Questo è facilmente verificabile sul sito del MIUR.

L’articolo di repubblica è un grande calderone in cui viene mischiato di tutto, e la presenza all’interno di un pezzo sulle telematiche di un centro di preparazione agli esami universitari come CEPU è assolutamente fuori luogo e decontestualizzato. Tra l’altro lo stesso CEPU non viene identificato per quello che è, un centro di preparazione agli esami universitari. La verità è che dal 2010 ad oggi tante cose sono cambiate, un lasso di tempo caratterizzato da investimenti e duro lavoro che ha portato l’UniCusano a divenire un’univerisità d’eccellenza e competitiva ripsetto a quelle pubbliche: è forse questo il problema?
L’UniCusano ha appena acquisito 8 nuovi corsi di laurea e lo ha fatto dopo aver dimostrato di poter rientrare in tutti quei requisiti, sia in termini di strutture che in fatto di qualità dell’insegnamento, che il MIUR ritiene fondamentali per poter portare avanti l’attività didattica e per poter conseguire l’accreditamento. Nonostante la legge lo impedisca l’UniCusano è comunque riuscita ad assumere 30 ricercatori a tempo indeterminato e proprio per far fronte alle esigenze derivanti dai nuovi corsi di laurea provvederà ovviamente ad implementare il suo corpo docente.
Purtroppo, nella sua pur breve vita, l’Università Niccolò Cusano ha dovuto fronteggiare scettici e detrattori, quando è stata fortunata, diffamatori e truffatori di professione, quando le cose sono andate peggio. Un dato su tutti può spiegare l’ostilità feroce cui dobbiamo far fronte: le università statali e tradizionali perdono colpi, le iscrizioni sono in continuo calo mentre, di contro, le famiglie degli studenti italiani cominciano a fidarsi sempre più del privato e dei prodotti che offre. Ad oggi il 2% degli studenti universitari italiani è iscritto ad una telematica e tanta parte di quel 2% è da ascrivere all’UniCusano.

Invitiamo tutti i giornalisti che in futuro vorranno occuparsi dell’UniCusano a documentarsi direttamente magari visitando la nostra sede: scopriranno  una realtà che non si fonda solo sull’insegnamento a distanza all’interno di una struttura ai livelli di un campus americano. Siamo certi che di fronte ad una realtà straordinaria e diversa da quella che caratterizza il panorama pubblico e privato del mondo accademico rappresentata dall’UniCusano, gli articoli che usciranno saranno sicuramente più precisi, meno generici e ricchi di materiale per consentire una scelta reale e libera sul futuro universitario di tanti italiani.

LA SECONDA NON NOTIZIA APPARE SUL LA STAMPA: UN PUNTO DI DOMANDA NON GIUSTIFICA UN’ILLAZIONE.

Dopo l’articolo pubblicato ieri su Repubblica.it nel quale si spacciavano dati vecchi di 4 anni come i risultati dell’ultimo dossier dell’ANVUR sulla qualità dell’insegnamento delle università telematiche italiane, l’operazione screditamento continua con il pezzo apparso oggi, 8 novembre 2013, su La Stampa, nel quale Lorenza Castagneri si pone una domanda e si fornisce da sola una risposta pretendendo di dare una notizia.

Anche in questo caso la fonte per La Stampa è ancora una volta un dossier vecchio di 4 anni che, tra l’altro, si limitava a fornire indicazioni di massima alle università telematiche in generale e all’UniCusano nel caso specifico. Si può considerare una notizia da pubblicare nel 2013, una rubrica che fa riferimento nella sua composizione a dati del 2010 riferiti all’anno precedente?

In 4 anni l’UniCusano, all’interno di un processo di costante evoluzione, ha dato vita ad una trasformazione veloce e straordinaria dell’ateneo, sia in termini di strutture che in termini di offerta didattica. Titolare tendenziosamente “Laurea online: è vera laurea?” trincerandosi, tra l’altro, dietro un punto di domanda, è un’operazione scorretta dal punto di vista legale (l’UniCusano rilascia certificati di laurea su autorizzazione ministeriale), ma anche professionale ed umano, perché dietro un titolo come quello si produce, oltre che un danno, un’offesa nei confronti dei professionisti docenti e non (più di 200) che all’UniCusano lavorano quotidianamente.

L'offesa maggiore è indirizzata nei confronti dei giovani e dei non più giovani lavoratori che proprio in questi giorni si sono laureati all’UniCusano riuscendo a raggiungere un obbiettivo insperato grazie proprio all’organizzazione e al metodo di studio che l’ateneo offre ai suoi iscritti, basato sull’accostamento vincente dell’erogazione didattica online abbinata a quella in presenza.

L'articolo de La Stampa ha un solo pregio, quello di farci capire per quale motivo l’UniCusano e il mondo delle telematiche finisce costantemente sotto attacco.

Recentemente l’UniCusano ha pubblicato un suo studio, riportato dalla maggior parte dei mezzi di comunicazione di settore e non, in cui si evidenziava un incremento statistico delle adesioni degli italiani alle università telematiche. Le cifre di questo studio vengono pretestuosamente messe in discussione dal quotidiano torinese confrontandole con quelle del Cnvsu del 2008-2009. Vi renderete conto da soli che in 5 anni cambiano molte cose, soprattutto se nel 2008-09 le telematiche non avevano nemmeno 5 anni di vita. E se qualcuno vi invitasse a cena e vi offrisse cibo cucinato 5 anni prima? Lo mangereste? Nessuno se la prenda a male se leggendo l’articolo de La Stampa successivamente ci si chiede: ma è vero giornalismo?