Stefano Rendina: "Responsabile IT presso Ducati corse"

  • Un’eccellenza Unicusano in ambito psicologico

Stefano Rendina laureato Unicusano in Psicologia e attualmente Responsabile IT in Ducati Corse, ci ha raccontato le tappe della sua brillante carriera e le ragioni alla base della scelta di un Ateneo telematico.

Sono Stefano Rendina, classe 1984 e “nasco”, scolasticamente parlando, nel 2003 come perito informatico capotecnico. Terminate le scuole superiori, ho intrapreso il corso di Laurea in Informatica Giuridica ma sul finire del primo anno mi sono orientato verso il mondo del lavoro, iniziando a lavorare per Telecom Italia come tecnico assurance & delivery per la clientela consumer, e saltuariamente, come informatico per la clientela business. Ho continuato il mio percorso lavorativo come responsabile informatico oltre che come agente di affari in mediazione in una società immobiliare, fino a quando non ho avuto l’occasione di iniziare a lavorare come consulente informatico in Ducati, in cui svolgo attualmente il ruolo di Responsabile IT. Guardandomi indietro, mi sono reso conto che tutti i lavori fatti in passato avevano un comun denominatore: il “fattore umano”. Tutti i lavori svolti, infatti, erano caratterizzati da una forte interazione con clienti, fornitori e tanti tanti colleghi.

Come detto all’inizio, il mio percorso universitario si è interrotto al primo anno, a causa dell’incompatibilità tra orari di lavoro e obblighi di frequenza. Nel 2015, supportato anche dall’azienda in cui lavoro, ho deciso di riprendere l’università puntando proprio sull’approfondimento delle tematiche riguardanti quel “fattore umano” che tanto ha caratterizzato la mia vita lavorativa. Con l’inizio della triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche è iniziato l’amore e la passione per la Psicologia in tutte le sue sfaccettature, passione che mi ha portato ad iscrivermi e laurearmi nuovamente con il massimo dei voti alla specialistica in Psicologia del Lavoro. La ciliegina sulla torta è stata poter portare alla discussione di laurea due tesi svolte in Ducati, la prima sullo “Stress di piloti ed ingegneri in ambito MotoGP e SuperBike” e la seconda sulla “Valutazione del clima organizzativo”.

Per quanto riguarda la mia esperienza in Ducati, penso che questa azienda non abbia bisogno di presentazioni: è un brand d’eccellenza nel mondo delle moto, una realtà dinamica e tecnologicamente avanzata. Per i proprietari e per i fan Ducati è sinonimo di passione, di appartenenza: essere Ducatisti riempie d’orgoglio oltre a farti sentire parte di una grande famiglia. Lo stesso succede in ufficio, nel dietro le quinte, in cui si respira passione e sana competizione, tenacia e tanta energia nel cercare di dare il massimo ogni giorno.

La mia esperienza in Ducati è iniziata nel 2010, come consulente sistemistico per il reparto Corse, con attività di supporto day by day agli utenti in sede e pian piano anche a quelli “in pista”. Dopo due anni di consulenza è arrivato il primo contratto diretto con l’Azienda, che si è concretizzato poi con una stabilizzazione definitiva nel 2013. Da allora ricopro il ruolo di Responsabile IT per Ducati Corse, che comprende anche il Campionato Mondiale MotoGP e il WorldSBK.

È difficile definire l’ambito preciso in cui lavoro, per spiegarlo ai più uso la frase: “il mio lavoro finisce alle 14:00 della domenica, quando il semaforo si spegne e le moto, con un rumore assordante, partono”. Nella pratica, seguo tutta la parte di hardware informatico che Ducati ha nel mondo delle moto da competizione: dal portatile, al server, fino alla progettazione e alla simulazione in sede.

Sul fronte dello studio e della formazione sono stato davvero fortunato in quanto in Ducati è un’azienda orientata allo sviluppo formativo dei propri dipendenti, che investe molto sia per favorirne quella interna, attraverso un catalogo corsi corposo, sia quella esterna attraverso, ad esempio, un aumento delle ore destinate allo studio.”

Perché hai scelto una telematica rispetto ad un’università “convenzionale”?

“Avevo già iniziato un percorso universitario, circa 15-16 anni fa, nella pubblica a Bologna ma ho dovuto abbandonare dopo alcuni esami, in quanto l’obbligo di frequenza e il mio orario di lavoro non erano compatibili e non mi permettevano di coniugare i due aspetti. Nel 2015, poi, spinto dal desiderio di aggiungere un tassello alla mia esperienza e spronato anche dalla mia referente HR interna, ho deciso di riprendere gli studi, ripartendo da zero e cercando una soluzione che potesse conciliare la vita aziendale con lo studio.

Anche questa volta, come quindici anni fa, il calendario lezioni dell’università “convenzionale” cozzava ampiamente con gli orari di lavoro e la soluzione è arrivata, quasi per caso, tramite una serie di esperienze di alcuni conoscenti e alcune pubblicità viste qua e là tra internet e giornali. Dopo una ricerca in rete su feedback e funzionamento delle università telematiche, a Luglio 2015 mi sono iscritto alla triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche presso l’Università degli Studi Niccolò Cusano.

Il perché della scelta in sé è dato un insieme di fattori: pareri pressoché positivi di ex-studenti, la curiosità sulla possibilità di poter usufruire di una formazione da qualsiasi posto e a qualsiasi ora, la disponibilità del materiale direttamente in un’unica piattaforma e, last but not least, la doppia modalità di esame, in sede esterna direttamente a Bologna e in forma orale a Roma.”

Avendo frequentato anche un’università “convenzionale”, che differenze hai notato rispetto alla telematica?

Il tempo. Il tempo è la prima differenza sostanziale che si incontra. Il percorso in un’università convenzionale è quasi sempre scandito dagli orari/giorni delle lezioni, dal tempo passato in viaggio, da quello passato in aula, dai giorni di studio e dalle date di esame. Nella telematica il focus rimane sì sulla data dell’esame ma è tutto il resto a cambiare, a partire dal come studiare, dal tempo dedicato a questo e da come impostare lo studio.

Lo spazio è un’altra differenza importante. Non esiste più il concetto delle quattro mura in cui seguire le lezioni, non esiste il concetto di aula fisica ma tutto si mescola nel quotidiano della nostra vita. Si studia in cucina, nello studio, oppure si segue una lezione in piattaforma direttamente dal televisore di casa o, come è capitato a me, in volo durante una trasferta per i test ufficiali di inizio stagione in Malesia. Tutto questo non è banale e consente sicuramente di estendere la possibilità di formarsi anche a chi, invece di impegni lavorativi, ha impedimenti di natura fisica o impegni genitoriali e assistenziali. Nel contempo è anche vero che non si può interagire in tempo reale con il professore per chiedere un chiarimento su un dubbio ma lo si può comunque fare in video ricevimento o attraverso altri strumenti di comunicazione, come ad esempio la piattaforma.

Le relazioni. Nelle telematiche anche le relazioni cambiano, almeno per quello che ho potuto provare personalmente. La prima differenza è la quantità di relazioni costruita nei cinque anni accademici, innumerevoli. La telematica copre tutto il territorio nazionale e anche oltre, permettendo anche in questo ambito di rompere il paradigma dello spazio e del tempo, aumentando notevolmente la possibilità di conoscere compagni di viaggio/studio situati un po’ ovunque. Magari non ci si trova più in aula studio per ripassare insieme ma ci si “sposta” su whatsapp (e affini) per scambiarsi messaggi vocali di confronto e appunti. I “gruppi materia d’esame” mutano velocemente: alcuni nuovi studenti entrano, alcuni escono, altri danno supporto ai neofiti oppure aprono gruppi di studio più ristretti per affinare al meglio la preparazione d’esame. Molti altri, invece, si danno appuntamento direttamente al polo in sede esterna oppure all’ingresso del campus per un in bocca al lupo pre esame.

Che cos’è Unicusano per te?

Definire Unicusano una semplice “Università Telematica” è un po’ riduttivo. Per me Unicusano è stata, ed è, tante cose. Quella con Unicusano è stata un’esperienza a 360 gradi, quella che mi è mancata in passato, fatta di esami, studio e relazioni con altri studenti. È stata un’esperienza di vita stile campus all’americana in cui ho alloggiato, studiato, riso, scherzato e conosciuto l’ansia prima di un esame orale. La Telematica Unicusano è sinonimo di “fattore umano”, che si riscontra a partire dalle receptionist, passando per gli impiegati delle segreterie fino ad arrivare ai professori. Unicusano, attraverso il mio relatore di Laurea, mi ha dato la possibilità di portare il mio lavoro di tesi perfino in radio e diffonderlo in rete anche attraverso un podcast che, ancora oggi, di tanto in tanto riascolto.
Unicusano è un’esperienza di vita che consiglierei a chiunque.”

Cosa significa studiare Psicologia in una telematica?

Studiare Psicologia in una telematica penso che non sia tanto diverso dal farlo in una “convenzionale”. Della diatriba tra Jung e Freud si sposta solo il luogo dello “scontro”, passando da un’aula fisica ad una piattaforma telematica ma lasciando invariati i contenuti da apprendere a riguardo. Il materiale rimane sempre corposo, le varie correnti di studio vengono spiegate e approfondite senza contare che, per quello che mi riguarda, le esperienze di tirocinio obbligatorio sono state tutt’altro che telematiche e altamente formative!”

La figura dello Psicologo cosa rappresenta per te ad oggi e come pensi si evolverà in futuro?

“In un mondo sempre più frenetico, pressati da responsabilità, ansie, stress e nuove dipendenze sempre più legate anche al mondo tecnologico, la figura dello Psicologo rappresenta un punto fermo, un punto di raccordo con il proprio essere e con tutto ciò che lo circonda. Lo psicologo assume sempre più importanza in tanti ambiti, non solo in quello clinico-sanitario ma anche nella parte relazionale, emozionale ed esperienziale della nostra vita.

Come tutto il resto del mondo, anche lo Psicologo è e sarà spinto ad evolversi ed inserirsi in nuovi ambiti e settori.  Non a caso stanno nascendo anche corsi di Laurea specialistici legati all’ambito tecnologico, filoni di studi che si riuniscono sotto l’etichetta di “CyberPsicologia”, piuttosto che studi sui processi cognitivi psicologici che vengono utilizzati nell’ambito dello sviluppo delle intelligenze artificiali.”

Cosa diresti ai ragazzi che vogliono intraprendere Psicologia?

Non fatelo se ciò che vi spinge è un pensiero simile a “Siamo tutti un po’ psicologi” oppure “Io riesco a capire gli altri solo guardandoli”. Non è assolutamente così, anzi, dietro ogni facciata c’è un mondo infinito e governato da tanti processi, alcuni difficili da rilevare e riconoscere. Non fatelo se puntate solo ad una Laurea tanto per avere il classico “pezzo di carta”. Non fatelo se non avete davvero qualcosa che vi muove dentro anche perché, terminata la triennale, è “d’obbligo” la specialistica. Dopo la specialistica è necessario il tirocinio e l’Esame di Stato per iniziare a dare un senso al tempo investito nello studio e probabilmente sarà la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia quella che vi indicherà il percorso lavorativo vero e proprio.

FATELO se siete davvero convinti che, con la vostra Laurea, possiate dare qualcosa in più a chi vi sta intorno, sotto forma di supporto e/o attraverso la ricerca in specifici ambiti. Fatelo se volete iniziare un percorso che porti voi in primis a conoscervi e capirvi davvero. Fatelo se siete curiosi di conoscere la mente, se sapete e volete davvero ascoltare gli altri, fatelo se pensate di riuscire ad entrare in empatia e volete essere d’aiuto a chi può avere bisogno di voi.

Siamo molto orgogliosi di aver avuto Stefano tra i nostri studenti e crediamo fortemente che la sua testimonianza possa essere fonte di ispirazione per tanti aspiranti Psicologi!

A cura di Sara Marini - Area Marketing