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Competenze nella scuola dell’infanzia: quali sono e come trasferirle ai bambini

Vivere in una società come quella attuale, in cui i cambiamenti si susseguono alla velocità della luce, richiede un adeguato approccio, che sia pratico e costruttivo allo stesso tempo; ecco il motivo per il quale diventano fondamentali le competenze nella scuola dell’infanzia, ovvero l’insieme di abilità e conoscenze ecessarie per imparare a cogliere le opportunità della vita futura e per affrontare con il giusto atteggiamento eventuali difficoltà e problematiche.

Oggi più che mai, fin dall’infanzia i bambini hanno bisogno di una formazione dinamica, pratica e fortemente contestualizzata nel particolare momento storico.
Fin da piccoli è fondamentale imparare a vivere e muoversi in un contesto socio-culturale mutevole, competitivo e complesso.

La scuola dell’infanzia

Prima di analizzare le competenze chiave europee per la scuola dell’infanzia è d’obbligo una breve premessa sull’educazione prevista dal primo livello del percorso di istruzione.

Sul sito del Miur si legge quanto segue:

“ La scuola dell’infanzia fa parte del Sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita ai sei anni ed è il primo gradino del percorso di istruzione, ha durata triennale, non è obbligatoria ed è aperta a tutte le bambine e i bambini di età compresa fra i tre e i cinque anni.”

La scuola dell’infanzia si rivolge quindi a tutti i bambini tra i 3 e i 6 anni di età ed ha come finalità l’educazione e lo sviluppo affettivo, sociale, psicomotorio e cognitivo dei piccoli alunni.
In altre parole si pone l’obiettivo di sviluppare potenzialità come ad esempio la creatività, l’autonomia, la relazione e la capacità di apprendimento.
Le attività didattiche devono essere gestite in maniera tale da assicurare l’uguaglianza delle opportunità educative a tutti i bambini.

Secondo quanto stabilito dal Decreto del Presidente della Repubblica (N. 89 del 2009), nel quale è disciplinato il riordino della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, sia le scuole statali e sia quelle paritarie (pubbliche e private) fanno parte del sistema nazionale di istruzione

Il Decreto sancisce la frequenza gratuita delle scuole dell’infanzia statali.
Per quanto riguarda invece quelle paritarie, non statali, è invece previsto il pagamento di una retta.

Sul sito del Miur sono indicate le linee guida per la gestione della didattica; oltre alle abilità e alle conoscenze relative alla scuola dell’infanzia il Ministero indica alle istituzioni e agli insegnanti il curricolo da seguire.

In particolare, il percorso educativo destinato ai bambini dai 3 ai 5 anni deve integrare l’apprendimento con momenti di relazione e cura.
L’attività educativa degli insegnanti deve convergere verso l’azione, e quindi verso l’esperienza concreta.
Il bambino deve essere incentivato a conoscere l’ambiente circostante attraverso l’esplorazione e il contatto con la natura, il territorio, gli oggetti; il tutto chiaramente in chiave ludica.

Lavorare per competenze nella scuola dell’infanzia diventa quindi impegnativo.
L’insegnante ha un ruolo fondamentale nello sviluppo del bambino per cui deve essere adeguatamente qualificato.

L’attività di un docente presuppone un’attenta osservazione dei bambini, fondamentale per conoscerne caratteristiche ed esigenze.
Allo stesso modo l’osservazione è fondamentale per documentare e valutare i processi di crescita e i progressi fatti da ciascun bambino.

Assume, a tal proposito, un valore importante, il percorso formativo dell’insegnante, che parte dal conseguimento di una laurea in Scienze dell’educazione e della formazione.
Si tratta di un corso di laurea triennale che garantisce i requisiti di base per poter diventare educatore.

Il programma si focalizza sullo studio di materie finalizzate a garantire la preparazione necessaria per poter progettare e gestire attività educative e culturali per bambini; attività che hanno come obiettivo lo sviluppo dell’apprendimento delle persone, fin dall’infanzia.

Ecco nel dettaglio le materie previste dal programma:

  • Storia sociale dell’educazione
  • Pedagogia generale
  • Sociologia generale
  • Psicologia generale
  • Antropologia culturale
  • Didattica generale e neurodidattica
  • Pedagogia speciale e laboratorio
  • Pedagogia sociale e laboratorio
  • Storia della scienza e delle tecniche
  • Neonatologia
  • Neuropsichiatria infantile
  • Psicologia dello sviluppo
  • Pedagogia sperimentale
  • Psicologia della percezione
  • Igiene generale e applicata
  • Lingua straniera
  • Abilità informatiche

Nell’ambito del programma sono previste esperienze pratiche di tirocinio, che consentono al corsista di confrontarsi con la reatà dei contesti educativi.

Competenze nella scuola dell’infanzia: cosa sono

A livello nazionale, le modalità di acquisizione delle conoscenze, abilità e competenze nella scuola infanzia sono disciplinate dal Ministero dell’Istruzione.

Il Miur fissa le linee guida per l’impostazione di percorsi formativi attuali ed efficaci, in grado di garantire al bambino lo sviluppo di una serie di abilità competenze, molte delle quali indispensabili per muoversi nel contesto sociale odierno.

Identità, competenze e autonomia sono i tre punti fondamentali sui quali si basa la scuola dell’infanzia.

L’impostazione della scuola didattica si basa attualmente sulla Raccomandazione CE 962 del 2006 del Parlamento Europeo e del Consiglio e sulle competenze chiave europee del 2018.

Sulla Gazzetta Ufficiale, la Legge 394 del 2006 riporta le competenze chiave per l’apprendimento permanente, ovvero le conoscenze e le abilità fondamentali per la realizzazione e lo sviluppo personali, in funzione di una cittadinanza attiva, dell’innovazione, della produttività e dell’occupazione.

Si tratta di competenze che in una futura ottica lavorativa garantiscono la flessibilità per adattarsi rapidamente ai cambiamenti.

Ecco nel dettaglio le 8 competenze europee nella scuola dell’infanzia fissate dalla Legge 394:

  1. Comunicazione nella madrelingua
  2. Comunicazione nelle lingue straniere
  3. Competenza matematica e competenze di base in scienza e tecnologia
  4. Competenza digitale
  5. Imparare a imparare
  6. Competenze sociali e civiche
  7. Spirito di iniziativa e imprenditorialità
  8. Consapevolezza ed espressione culturale

Analizziamole nel dettaglio una per una.

La comunicazione nella madrelingua implica le capacità di interpretazione ed espressione; la capacità di esprimere e interpretare concetti, pensieri, fatti e sentimenti sia in forma scritta che orale.
Attraverso la capacità di comunicare nella propria lingua il bambino riesce quindi ad interagire in varie tipologie di contesti sociali.

La comunicazione nelle lingue straniere si riferisce alla capacità di ascoltare, parlare, leggere e scrivere in lingue diverse dalla madrelingua.
Tale capacità mira a sviluppare a sua volta la comprensione interculturale.

Le competenze matematiche, e in generale le competenze afferenti al campo scientifico, fanno riferimento alla capacità di applicare il pensiero matematico per risolvere problematiche quotidiane.
Tali competenze permettono di comprendere i cambiamenti provocati dall’uomo e permettono di sviluppare la consapevolezza delle responsabilità del singolo.

Le competenze digitali, come si può facilmente intuire, riguardano la padronanza delle cosiddette TSI (Tecnologie della Società dell’Informazione) e delle TIC (Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione).

L’abilità di imparare ad imparare fa riferimento alla capacità di organizzare l’apprendimento, individuale o di gruppo, attraverso adeguate metodologie.

Le competenze sociali fanno riferimento alle competenze personali, interpersonali e interculturali e alle forme di comportamento attraverso le quali le persone partecipano alla vita sociale e lavorativa.
Sono quindi collegate al benessere personale e sociale.
Le competenze civiche, invece, garantiscono gli strumenti per la partecipazione attiva e democratica.
Esse sono collegate alla conoscenza di concetti quali democrazia, giustizia, uguaglianza, cittadinanza e diritti civili.

Lo spirito di iniziativa e imprenditorialità indica la capacità di trasformare un’idea in azione attraverso elementi di creatività, innovazione e assunzione del rischio; ma indica anche la capacità di pianificare e gestire progetti per il raggiungimento di determinati obiettivi.
L’individuo è quindi in grado di cogliere le opportunità che gli vengono offerte.

La consapevolezza e l’espressione culturale si riferiscono all’espressione creativa di idee attraverso mezzi di comunicazione come la letteratura, la musica, le arti dello spettacolo.

Credits: Nelosa / Depositphotos.com

Quali sono le competenze trasversali nella scuola dell’infanzia

Oltre agli 8 punti appena descritti il percorso didattico destinato ai bambini dai 3 ai 6 anni prevede l’acquisizione di competenze trasversali, ovvero soft skills da sviluppare durante la scuola dell’infanzia.

Si tratta quindi di quelle abilità che integrano le competenze e le conoscenze acquisite attraverso le attività didattiche; in altre parole le abilità che risultano fondamentali per la vita e il lavoro.
Esse fanno riferimento a vari ambiti tra cui quelli relazionali, cognitivi, comunicativi e manageriali.

Le principali competenze trasversali da sviluppare nella scuola dell’infanzia sono le seguenti:

  • Rispetto delle regole
  • Rispetto delle persone e della relativa diversità
  • Rispetto dell’ambiente
  • Collaborazione
  • Solidarietà
  • Creatività per la risoluzione dei problemi
  • Conoscenza di se stessi e autostima
  • Pensiero critico
  • Metodo di studio
  • Autonomia
  • Flessibilità
  • Pazienza
  • Empatia

Le metodologie per sviluppare le soft skills appena elencate sono varie; esse comprendono attività di gruppo, giochi di deambulazione, la ricerca, la rappresentazione grafica e tanti altri.
Tra gli strumenti e i materiali di supporto rientrano libri, riviste, fiori, materiali plastici manipolativi, materiale fotografico, sabbia, acqua e qualsiasi altro materiale occasionale.

Qualunque sia la metodologia scelta è importante informare costantemente i genitori sui progressi dei bambini, possibilmente attivando una collaborazione sinergica tra scuola e famiglia per il raggiungimento degli obiettivi.

Per comunicare con i genitori esistono varie forme di comunicazione, alcune delle quali prevedono incontri e colloqui di persona con gli insegnanti mentre altre sono basate su circolari scritte.

Campi di esperienza

Le indicazioni nazionali in merito ai settori nell’ambito dei quali i bambini sviluppano le competenze nella scuola dell’infanzia fino ai 5 anni identificano 5 campi di esperienza.

Si tratta in pratica del vissuto del bambino, che include il modo in cui comunica, si comporta, si relaziona agli altri e si approccia alle situazioni; il tutto è chiaramente correlato al contesto nel quale vengono vissute le esperienze, per cui il campo diventa un concetto dinamico, dipendente e influenzabile dall’ambiente circostante e dalle persone in esso coinvolte; persone che quindi sono sottoposte a processi di evoluzione e arricchimento personale.

Ecco di seguito le attuali denominazioni dei 5 campi di esperienza:

  • Il sé e l’altro
  • Il corpo e il movimento
  • Immagini, suoni e colori
  • I discorsi e le parole
  • La conoscenza del mondo

Nell’ambito dei suddetti campi vengono impostate tutte le attività didattiche ed educative, le cui metodologie mirano a stimolare lo sviluppo del bambino attraverso immagini, oggetti, giochi, laboratori, musica e materiali/strumenti di vario genere.

Con l’aggiornamento delle Indicazioni Nazionali del DM N. 254 del 2012, lo sviluppo delle competenze nella scuola dell’infanzia si focalizza in maniera particolare sull’educazione alla cittadinanza e alla sostenibilità.

I nuovi scenari educativi, a partire dall’aggiornamento del 2018, si allineano quindi alle Raccomandazioni del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’UE e allo stesso tempo agli obiettivi dell’ONU relativi allo sviluppo sostenibile.

Credits: poznyakov / Depositphotos.com

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