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Chief Happiness Officer: cosa fa e come diventarlo

Progresso, globalizzazione e digitalizzazione hanno determinato la nascita di tante nuove professionalità, le cui mansioni si allineano alle attuali esigenze del mercato; il chief happiness officer si inserisce proprio nella scia di cambiamenti determinati dal moderno contesto socio-economico, sempre più esigente e sempre più serrato dal punto di vista dei ritmi quotidiani.

La figura del ‘manager della felicità’ nasce quindi dalla consapevolezza che il benessere del dipendente è prioritario per qualsiasi tipologia di azienda per cui diventa il presupposto fondamentale per migliorare la produttività.

Chi è il Chief Happiness Officer

Per comprendere a fondo la professionalità di un CHO e la sua attuale importanza nell’ambito della gestione delle risorse umane di un’azienda è necessaria una premessa.

Nel nostro Paese la figura del chief happiness officer è poco conosciuta; è una figura in fase di diffusione che, in quanto tale, rientra nella categoria delle nuove professionalità.

In realtà negli Stati Uniti è una figura tutt’altro che nuova; il profilo nasce più di vent’anni fa, nei primi anni del 2000, ovvero nel momento in cui matura la consapevolezza che la vita personale ed emotiva del lavoratore è direttamente correlata alla sua produttività.
Si sviluppa la convinzione che benessere e soddisfazione rendono i dipendenti più felici e motivati, e quindi più produttivi.

Nasce quindi l’esigenza di prendersi cura dei lavoratori a tutto tondo, attraverso una figura dedicata, che viene non a caso chiamata Chief Happiness Officer.

La denominazione, in acronimo CHO, in italiano diventa ‘manager della felicità’, ovvero colui il quale si occupa di creare un ambiente di lavoro sereno e produttivo.
Potremmo considerarlo come una sorta di evoluzione dell’HR Manager (manager delle risorse umane), un profilo fondamentale per il successo di qualsiasi azienda o realtà operante sull’attuale mercato.

Per capire a fondo l’importanza e il valore del CHO è sufficiente considerare il dato che oggi il successo di un’azienda è strettamente correlato alla felicità che si respira al suo interno.

Chiaramente il concetto di felicità è piuttosto ampio per cui può assumere diverse sfaccettature, a seconda del tipo di lavoro, del contesto e dei singoli lavoratori.

Felicità può equivalere ad esempio a orari di lavoro flessibili, a giornate di smart working, a gratificazioni personali e/o economiche.

In sintesi la professionalità di un CHO mira a creare un luogo di lavoro positivo a 360 gradi; un ambiente dove le singole individualità possano sentirsi apprezzate, valorizzate, comprese e motivate. Allo stesso modo è importante stimolare le relazioni interpersonali tra colleghi affinché si inneschino dinamiche serene, e quindi produttive per l’azienda.

Cosa fa

Prima di entrare nel merito di quelle che sono le principali mansioni svolte da un CHO potremmo sintetizzare la sua professionalità in un concetto molto semplice, ossia in un modello manageriale innovativo.

Il lavoro di un Chief Happiness Officer è piuttosto complesso, soprattutto perché non è basato su protocolli tecnici e/o operativi ma piuttosto presuppone una conoscenza approfondita sia delle singole individualità e sia delle caratteristiche di gruppo; presuppone una costante attività di ascolto, analisi e osservazione delle dinamiche interne e dei comportamenti.

L’obiettivo principale di un professionista per ciò che concerne il benessere delle risorse umane è trasmettere la consapevolezza che l’azienda incentiva e supporta la crescita dei dipendenti: del singolo talento e del singolo in quanto parte di un team.

Un CHO da un lato valorizza i punti di forza individuali e dall’altro incentiva il lavoro di squadra.

Le principali finalità a cui tende l’attività di un professionista sono:

  • Garantire rispetto ad ogni singolo lavoratore, base essenziale per un rapporto di lavoro sereno, produttivo e duraturo.
  • Garantire i bisogni di base, ovvero accertarsi che contratto di lavoro e trattamento economico siano adeguatamente commisurati alla professionalità e al lavoro svolto.
  • Garantire un canale di ascolto attraverso il quale dare voce, e quindi prendere in considerazione, bisogni ed idee dei dipendenti.L’ascolto è il presupposto fondamentale che permette ad ogni singolo individuo di sentirsi apprezzato.
  • Dimostrare coerenza tra i valori aziendali dichiarati e quanto concretamente realizzato per metterli in atto.

Quanto guadagna

Come accennato in precedenza, nel nostro Paese il CHO è una figura nuova. Per tale motivo non è possibile indicare una stima retributiva media.

Per avere un’idea di massima, relativamente allo stipendio percepito mediamente da un Chief Happiness Officer prenderemo in considerazione le cifre registrate negli Stai Uniti.

Secondo quando riportato dalle ultime statistiche la retribuzione media si aggira intorno ai 126.000 dollari annui.

In ogni caso, al di là delle cifre retributive, il dato interessante è che attualmente si registra una crescente richiesta di profili qualificati a fronte di una scarsa disponibilità.
Si verifica quindi un gap che identifica interessanti opportunità lavorative e di guadagno.

Come diventare Manager della Felicità

Come più volte sottolineato nel corso dei precedenti paragrafi, il chief happiness officer è una figura relativamente nuova per cui non esiste un percorso di studi univoco.
Tuttavia per poter svolgere la professione è necessario acquisire una serie di competenze specifiche alle quali affiancare requisiti e predisposizioni personali.

Iniziamo dall’importanza di alcune predisposizioni che deve necessariamente avere un profilo che lavora nell’ambito delle risorse umane.

Dal momento che l’operatività di un CHO presuppone una continua interazione con diverse individualità e personalità, il manager della felicità deve innanzitutto possedere spiccate capacità comunicative e di ascolto.
Tra le soft skills essenziali per un professionista rientrano le doti organizzative, il problem solving e

Dal punto di vista tecnico risultano utili conoscenze e competenze afferenti alcuni ambiti della psicologia; in particolare la psicologia del lavoro e la psicologia sociale.

 

Credits: VitalikRadko / Depositphotos.com

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