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Ecco perchè il modello dell’Università Niccolò Cusano è vincente

Campus universitario in Italia

Le vie infinite della rete. Quanto il web sia divenuto centrale nello snocciolarsi della nostra vita quotidiana, non è una scoperta di oggi. La sua importanza ed il suo utilizzo, anche nel settore della divulgazione e dell’apprendimento è, invece, un fenomeno più recente. Stiamo parlando delle università telematiche e della possibilità che concedono di seguire un intero percorso di studio comodamente seduti dietro la scrivania di casa propria. Gli scetticismi in materia si sprecano, come si sprecavano qualche anno fa dinnanzi a coloro che spostavano il centro delle loro relazioni interpersonali  dalla piazza sotto casa alla piazza virtuale dei social network. Se oggi è ammesso fare amicizia, trovare l’amore e confrontarsi via chat, perché non dovrebbe essere possibile apprendere, studiare e creare gruppi di lavoro da una postazione dietro un monitor? Comodità, fruibilità e rapidità sono le parole chiave di questa rivoluzione silenziosa che sta contagiando anche gli atenei più tradizionali e tradizionalisti, ormai impegnati nel fondere la classica lezione in presenza con un forte supporto telematico.

Le Università telematiche esistono da oltre un ventennio e l’accesso alla forma di apprendimento digitale è ormai stato inaugurato da più di 5 anni. Con l’America di Obama che spinge l’acceleratore sui Mooc (massive open online courses), l’Europa si adatta e dà vita al portale “Open Education Europe”, in cui si potrà accedere liberamente a migliaia di corsi preparati in tutti i quattro angoli del continente. Stando ai dati diffusi Dati dal Miur il numero degli studenti iscritti alle Università Telematiche italiane (11 in tutto), ha subìto un’impennata nel 2010, quando si è passati da 28.557 iscritti a 40.358, per poi diminuire invece a 37.595 nell’anno accademico 2012/2013.

Attraversando lo stivale italico si scopre che il maggior numero di studenti ‘telematici’ si concentra nel Lazio (6mila), seguito dalla Campania (5.800) e Sicilia (5.366). La propensione dei ragazzi del Sud nell’iscriversi agli atenei telematici si può spiegare con le difficoltà sempre crescenti di trasferirsi al nord per studiare. La retta media di un ateneo telematico si aggira intorno ai 2500 euro l’anno, un esborso infinitamente contenuto se paragonato ai costi di mantenimento di uno studente in una città diversa da quella natìa. Ma come funzionano queste università telematiche. Per spiegare meglio può essere utile l’esempio fornito dall’Università degli studi N. Cusano-Telematica Roma. I suoi 10mila studenti iscritti hanno tutti la possibilità di studiare fruendo di una piattaforma e-learning che eroga materiali didattici 24 h su 24. Dispense scaricabili, video lezioni dei docenti, test di autovalutazione e slide in power point che riassumono, di volta in volta, gli argomenti affrontati. Questo consente allo studente di non dover acquistare nessun testo e di poter usufruire del supporto orientativo-didattico di un tutor che segue ogni singolo percorso dall’iscrizione alla laurea. L’esempio dell’UniCusano, la cui sede principale è a Roma ma che vanta oltre 50 Lerning Center in tutta Italia, è doveroso perché, in un progetto di continua espansione, si è deciso di riprodurre in qualche modo l’esperienza del college americano. Ed ecco che l’UniCusano si sposta in una sede di oltre 16mia mq, con 6 ettari di parco, oltre 200 aule, una mensa ristorante, una foresteria che può ospitare fino a 250 posti letto dove si può dormire una settimana intera per soli 39 euro. Per non parlare di una palestra super attrezzata e all’avanguardia, una connessione wi-fi gratis tutto il giorno e due radio all’interno del suo stabile. La telematicità che non esclude la presenza, la virtualità di un monitor e la familiarità di un docente e di un tutor. La UniCusano rappresenta in questo senso la voglia irrefrenabile di guardare avanti non rinnegando il valore unico della tradizione.

Ufficio stampa/am

Tags: universitàuniversità telematiche

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