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Punture dimagranti e corpi da copertina: la nuova ossessione dell’estate 2026

La nuova infografica di Unicusano su punture dimagranti, corpi da copertina e nuova ossessione per la magrezza offre una fotografia aggiornata del fenomeno, dagli anni ’90 all’era Ozempic, e mette in luce dati, tendenze e implicazioni sociali, psicologiche e sanitarie legate al rapporto contemporaneo con il corpo.

C’è un filo rosso che unisce le copertine degli anni Novanta, la body positivity degli anni Duemiladieci e l’era Ozempic: il corpo come luogo di desiderio, giudizio e correzione. Negli anni ’90 l’ideale dominante era semplice: magrezza estrema, pancia piatta, taglie minime, modelle longilinee, TV e riviste come specchi collettivi. La pressione arrivava dall’alto, da pochi modelli estetici a milioni di spettatori. Poi la body positivity ha provato a cambiare il linguaggio, portando nello spazio pubblico corpi diversi, non conformi, grassi, segnati, reali, e ribadendo un principio essenziale: il valore personale non coincide con il peso. Ma quella promessa di liberazione non ha cancellato il desiderio sociale di magrezza. Nel 2026, la vecchia prova costume non è morta: è diventata farmacologica.

A segnare il cambio di fase sono i farmaci GLP-1, nati per condizioni cliniche come diabete e obesità e oggi sempre più presenti nel discorso pubblico come scorciatoia per dimagrire in fretta. Semaglutide, tirzepatide, sazietà, metabolismo, svuotamento gastrico: parole mediche sono diventate parole da social. Il farmaco cura una condizione, ma il trend promette un corpo. Ed è qui che nasce il cortocircuito. Secondo AIFA, ultimo dato consolidato disponibile, nel 2024 i consumi privati di analoghi del recettore GLP-1 utilizzati per perdere peso sono cresciuti del 78,7%; la spesa privata per semaglutide ha raggiunto 55,3 milioni di euro, a cui si aggiungono 21,8 milioni di acquisto privato di fascia A. Nel mercato degli antidiabetici, gli analoghi GLP-1 pesano ormai per il 12,4% dei consumi, pari a 9,2 DDD ogni 1.000 abitanti die, mentre la semaglutide registra un aumento del 59,8% nei consumi e del 58,4% nella spesa.

Il fenomeno non riguarda solo l’Italia. Negli Stati Uniti il 18% degli adulti ha usato almeno una volta un GLP-1 e il 12% lo assume attualmente; secondo Gallup, l’uso di GLP-1 iniettabili per perdere peso è passato dal 5,8% del 2024 al 12,4% del 2025. In Gran Bretagna, 1,6 milioni di adulti hanno usato farmaci come Wegovy e Mounjaro per perdere peso tra il 2024 e il 2025. Intanto il mercato globale dei farmaci per l’obesità è stimato a quasi 66 miliardi di dollari nel 2025 e circa 92 miliardi nel 2026. La fame diventa mercato, la sazietà prodotto, il peso una delle nuove grandi industrie della salute.

Ma ridurre tutto alla moda sarebbe un errore. Nel mondo oltre un miliardo di persone convive con obesità; in Italia il 43% degli adulti tra 18 e 69 anni è in eccesso ponderale, il 33% in sovrappeso e il 10% con obesità. Il problema clinico esiste, e i farmaci possono rappresentare strumenti terapeutici importanti quando inseriti in percorsi appropriati. Il punto è la loro trasformazione in immaginario estetico, in promessa stagionale, in risposta rapida a una pressione che l’estate rende più visibile. La prova costume non nasce nel 2026, ma nel 2026 cambia scala: due italiani su tre dichiarano disagio all’idea di scoprirsi, il 71,1% non si sente pienamente a proprio agio con il corpo, il 75% delle donne e il 67% degli uomini si dichiara critico verso la propria immagine.

A rendere il quadro più fragile sono i dati sui disturbi alimentari. Nel mondo 16 milioni di persone convivono con disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, di cui quasi 3,4 milioni bambini e adolescenti; in Italia si stimano oltre 3 milioni di casi. Una meta-analisi su 63.181 minori tra 6 e 18 anni mostra che il 22,36% presenta segnali di disordered eating, quota che sale al 30,03% tra le ragazze. Il corpo viene giudicato prima ancora di essere adulto: quasi un adolescente su tre si percepisce “troppo grasso”, con un picco del 38% tra le ragazze di 15 anni.

Il digitale amplifica tutto. Il 94% dei minori tra 8 e 16 anni usa uno smartphone, il 68% ne possiede uno personale, il 62,3% tra 11 e 13 anni ha già almeno un account social. La copertina degli anni ’90 era mensile; il feed del 2026 è infinito. In questo scenario, l’Università Niccolò Cusano richiama l’importanza di competenze capaci di leggere insieme salute, psicologia, nutrizione, comunicazione e cultura digitale. I percorsi in Psicologia, Scienze Motorie, Sociologia, Scienze della Comunicazione e i master in Nutrizione Clinica e Psicologia del comportamento alimentare rispondono proprio alla necessità di formare professionisti in grado di distinguere cura, desiderio estetico e pressione sociale. Perché le punture dimagranti non raccontano solo un farmaco: raccontano una società in cui il corpo deve essere visibile, controllabile, trasformabile. E in cui la vera sfida non è demonizzare la medicina, ma impedire che la salute venga confusa con la performance.

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Infografica a cura dell’Ufficio Marketing dell’Università Niccolò Cusano

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