Quando si parla delle lauree più prestigiose in Italia, è facile pensare subito ai grandi classici come Medicina o Giurisprudenza, considerate da sempre titoli “nobili” e socialmente riconosciuti. Oggi però il prestigio di un percorso di studi non si misura più solo sul fascino storico della disciplina, ma sulla sua capacità di rispondere alle sfide del mercato del lavoro globale e digitale.
Accanto al prestigio storico di alcune professioni, è cresciuto infatti un prestigio più “funzionale”: lauree in area ingegneristica, economica, statistica, informatica e data science sono tra le più ricercate dalle aziende perché permettono un inserimento rapido e in settori ad alta innovazione. Non è un caso se molte classifiche sulle lauree che offrono stipendi più alti e maggiori opportunità di carriera premiano proprio i percorsi STEM, l’economia e diverse lauree dell’area sanitario‑farmaceutica.
La percezione della laurea nel mercato del lavoro italiano è sempre più influenzata dai dati: indagini come quelle di AlmaLaurea, che mostrano tassi di occupazione, tipologie di contratto e retribuzioni a 1 e 5 anni dal titolo, aiutano a capire quali corsi garantiscono in media un miglior equilibrio tra investimento di tempo e opportunità professionali. In molte aree, in particolare ingegneria, economia, sanità e discipline scientifiche, la percentuale di occupati dopo la laurea è stabilmente elevata e, a cinque anni dal titolo, il tasso di occupazione sfiora o supera il 90% per molti gruppi disciplinari.
Questo non significa che esistano lauree “di serie B”, ma che ogni percorso offre un diverso valore sociale e professionale a seconda delle competenze che sviluppa e del contesto in cui verrà speso. Il vero prestigio sta nella capacità di scegliere consapevolmente una facoltà che unisca passioni personali, sbocchi coerenti e solidi dati occupazionali, trasformando il titolo di studio in una leva concreta per costruire il proprio futuro.
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Facoltà con il più alto tasso di occupazione: quali sono?
Esistono davvero lauree più richieste che danno più lavoro rispetto ad altre? Sì, alcune aree disciplinari offrono oggi maggiori opportunità, ma è importante chiarire un aspetto: il successo in ambito professionale non dipende solo dal corso di studi, bensì dall’incontro tra percorso scelto, motivazione e capacità di aggiornarsi.
Economia, per esempio, è una delle facoltà più gettonate e spesso viene percepita come una laurea “dal lavoro sicuro”, ma iscriversi e superare gli esami è alla portata di molti: a fare davvero la differenza dopo la laurea sono la passione per le materie economiche, la disponibilità a specializzarsi e la voglia di restare al passo con i cambiamenti dei mercati. Lo stesso vale per le lauree scientifiche e per quelle legate all’ingegneria, dove i buoni tassi di occupazione premiano soprattutto i profili che hanno saputo costruire competenze tecniche solide e capacità trasversali.
Lauree con più sbocchi lavorativi: i dati Unioncamere
Per capire quali siano le facoltà con il più alto tasso di occupazione è utile guardare alle stime sul fabbisogno di laureati nei prossimi anni. Il rapporto Excelsior di Unioncamere, dedicato alle previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia per il periodo 2024‑2028, stima che saranno necessari complessivamente tra 3,4 e 3,9 milioni di nuovi occupati, considerando sia la sostituzione di chi esce dal mercato del lavoro sia la crescita dell’occupazione.
Una quota importante di questo fabbisogno riguarda chi possiede una formazione terziaria: secondo Unioncamere, tra il 37% e il 38% delle richieste complessive interesserà laureati o diplomati ITS/AFAM, con particolare attenzione a profili tecnici e specialistici. Entrando nel dettaglio delle aree disciplinari, le lauree che mostrano una domanda potenzialmente elevata sono soprattutto:
- area economico‑statistica, grazie alla richiesta di figure esperte di amministrazione, finanza, controllo di gestione, analisi dei dati e mercati internazionali;
- area ingegneristica, trainata dagli investimenti in infrastrutture, transizione ecologica, industria 4.0 e digitalizzazione dei processi produttivi;
- area giuridica e politico‑sociale, in virtù della necessità di competenze su normativa, politiche pubbliche, governance e relazioni internazionali;
- area medico‑sanitaria e socio‑assistenziale, per la crescita della domanda di servizi alla persona, sanità territoriale e welfare.
In parallelo, cresce anche la richiesta di laureati in ambito educativo e formativo, soprattutto in risposta ai bisogni di scuola, formazione continua e servizi educativi nelle comunità locali.
Le lauree triennali: i dati Almalaurea
Per avere una fotografia dell’occupazione effettiva, oltre alle previsioni, è utile guardare ai dati su chi si è laureato negli anni scorsi. AlmaLaurea, nell’ultima indagine sulla condizione occupazionale, mostra come il tasso di occupazione dei laureati a cinque anni dal titolo sia complessivamente molto alto: per i laureati di primo livello (triennali) si arriva a oltre il 90% di occupati, con un valore intorno al 93,6% secondo gli ultimi aggiornamenti.
Tra i gruppi disciplinari che registrano tassi di occupazione più elevati e una buona qualità dei contratti, si collocano in genere:
- informatica e ICT;
- ingegneria industriale e dell’informazione;
- architettura e ingegneria civile;
- area economica;
- area medico‑sanitaria e professioni della salute.
Buone performance si osservano anche per altre aree, come agrario‑forestale, scienze motorie, linguistica, psicologia e area politico‑sociale, sebbene con percentuali leggermente inferiori rispetto ai gruppi STEM e economici. Questo conferma che, pur con differenze tra i vari corsi, il trend premia i percorsi che riescono a coniugare solide basi teoriche e competenze applicative spendibili in contesti diversi.
Un elemento importante da considerare è la continuità degli studi: in molte aree, come educazione e formazione, le prospettive occupazionali migliorano sensibilmente per chi prosegue con una laurea magistrale o con percorsi di specializzazione. Sapere in anticipo che in alcuni settori la laurea triennale è solo il primo passo permette di impostare il proprio progetto formativo in modo più lucido.
Le migliori lauree magistrali per l’occupazione
Sempre dai dati AlmaLaurea emerge che alcune lauree magistrali offrono tassi di occupazione particolarmente elevati a cinque anni dal titolo. Tra le aree che performano meglio si trovano in genere:
- area medico‑farmaceutica;
- architettura e ingegneria civile;
- area veterinaria;
- educazione e formazione;
- area giuridica (soprattutto in presenza di praticantato, abilitazioni o percorsi di specializzazione coerenti).
Questo significa che, per alcune discipline, il vero salto di qualità in termini occupazionali avviene proprio con la magistrale: ad esempio, un percorso in educazione e formazione può risultare meno forte dopo la sola triennale ma diventare molto competitivo una volta completata la magistrale e, eventualmente, un master o un corso di perfezionamento.
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Lauree scientifiche più richieste: le lauree STEM
Le lauree in Ingegneria e in ambito scientifico‑tecnologico rientrano stabilmente tra le migliori lauree in termini di occupazione e prospettive di carriera. Tra transizione ecologica, trasformazione digitale, cybersecurity, automazione industriale e sviluppo di nuove infrastrutture, le aziende faticano a coprire il fabbisogno di ingegneri con competenze aggiornate.
Secondo le principali indagini su laureati e lavoro, i corsi di area ingegneristica e scientifico‑matematica presentano spesso tassi di occupazione molto elevati a cinque anni dal titolo e una retribuzione media superiore alla media generale. Questo spiega perché si parli di “ritorno delle lauree scientifiche (STEM)”: sono percorsi impegnativi, ma che aprono porte concrete in settori chiave come energia, mobilità sostenibile, smart city e industria 4.0.
Le lauree dell’area Economia e Management
Il prestigio della laurea in economia e management è oggi legato soprattutto alla sua versatilità. Chi si laurea in Economia può lavorare in ambito amministrazione, finanza e controllo, consulenza, marketing digitale, risorse umane, project management, fino ai nuovi profili legati alla finanza tecnologica (fintech) e alla sostenibilità aziendale.
Le statistiche occupazionali mostrano che molti corsi di area economica si collocano tra le lauree che offrono stipendi più alti e buone prospettive di crescita di carriera, soprattutto quando il percorso viene completato con master o specializzazioni mirate. Le imprese cercano figure capaci di leggere i mercati, analizzare dati, valutare investimenti e guidare processi di cambiamento, rendendo questi profili tra i più richiesti in Italia e in Europa.
Area psicologica e Scienze della Formazione
Negli ultimi anni, il valore delle lauree in Psicologia e Scienze della Formazione è cresciuto grazie alla centralità del benessere nelle organizzazioni e nella società. Le aziende, le scuole, le strutture socio‑sanitarie e il terzo settore cercano professionisti in grado di lavorare su benessere organizzativo, inclusione, gestione dei conflitti, servizi educativi e supporto alle persone in tutte le fasi della vita.
Questi percorsi hanno un forte valore sociale e professionale: formano figure che si occupano di educazione, sostegno psicologico, formazione continua e welfare territoriale, temi strategici in un contesto in cui la salute mentale e l’educazione permanente sono sempre più al centro dell’agenda pubblica. La spendibilità del titolo aumenta ulteriormente se, dopo la laurea, si prosegue con specializzazioni post laurea, master e corsi di perfezionamento che permettono di focalizzarsi su ambiti come la psicologia del lavoro, l’orientamento, la didattica inclusiva o la formazione degli adulti.
Area Giurisprudenza, Scienze politiche, Relazioni internazionali
Il valore della laurea in Giurisprudenza oggi non si lega soltanto alla tradizione forense, ma anche alla capacità di formare professionisti in grado di muoversi tra normative complesse, digitalizzazione e scenari sovranazionali. Oltre alle carriere classiche (avvocato, magistrato, notaio), sempre più giuristi lavorano in ambito aziendale, nella compliance, nella privacy, nel diritto del lavoro, nel diritto delle nuove tecnologie e nella tutela dei dati personali.
Anche Scienze politiche e relazioni internazionali vedono crescere il proprio prestigio quando vengono lette in chiave globale. Questi percorsi preparano a lavorare in istituzioni pubbliche, organizzazioni internazionali, ONG, think tank e aziende che operano sui mercati esteri, dove servono competenze in analisi delle politiche, cooperazione e diplomazia economica. Aumentano quindi le opportunità per esperti di relazioni internazionali, policy analyst e consulenti che sappiano interpretare contesti geopolitici complessi e supportare decisioni strategiche.
Lauree del futuro: competenze green e digitali
Parlando delle facoltà con il più alto tasso di occupazione, non si può non fare riferimento alle nuove competenze richieste dal mondo del lavoro. I report Excelsior indicano che, entro i prossimi anni, 6 lavoratori su 10 dovranno possedere competenze green o digitali almeno a livello intermedio.
Le competenze green sono particolarmente richieste in professioni come:
- ingegneri civili, energetici e meccanici;
- tecnici nella gestione dei cantieri edili e della sicurezza sul lavoro;
- specialisti del recupero e della conservazione del territorio;
- tecnici e consulenti per la certificazione di prodotti e processi sostenibili.
La domanda di competenze digitali riguarda sia figure già esistenti sia nuovi profili professionali, quali:
- data scientist e big data analyst;
- cloud computing expert e cyber security expert;
- business intelligence analyst e artificial intelligence system engineer;
- specialisti dell’e‑commerce, dei social media e del digital marketing.
Molti corsi di laurea, soprattutto in ambito STEM, economico e informatico, integrano sempre più questi contenuti nei piani di studio, contribuendo a rendere i laureati immediatamente più appetibili per le imprese.
Cosa apprezzano le aziende oggi?
Al di là del nome del corso, il prestigio reale di una laurea si costruisce anche attraverso le competenze che lo studente sviluppa lungo il percorso. Tra le competenze più richieste post laurea rientrano problem solving, capacità di analisi, gestione dei dati, comunicazione efficace, lavoro in team e conoscenza delle lingue straniere. La mentalità analitica, tipica delle lauree STEM, è oggi apprezzata in tutti i contesti professionali perché aiuta a leggere i dati, valutare scenari e prendere decisioni informate.
Allo stesso tempo, esami, lavori di gruppo e tirocini sono un terreno privilegiato per allenare soft skills come organizzazione, gestione del tempo, resilienza e capacità di lavorare per obiettivi. È proprio questo mix tra competenze tecniche e soft skills e formazione accademica a rendere un profilo interessante per i recruiter, indipendentemente dall’etichetta della facoltà.
Unicusano e mondo del lavoro
Molti studenti portano avanti la laurea conciliandola con lavoro, famiglia o altri impegni: un esercizio quotidiano di resilienza e organizzazione che i datori di lavoro riconoscono come un grande valore aggiunto. Saper pianificare lo studio, rispettare le scadenze d’esame e mantenere la concentrazione nel lungo periodo dimostra una maturità che va ben oltre il semplice possesso del certificato.
In questo senso, anche il dibattito su “prestigio università telematica vs tradizionale” va letto alla luce delle competenze sviluppate: frequentare un ateneo telematico riconosciuto, che permette di studiare online con materiali sempre disponibili e tutoraggio dedicato, può aiutare a sviluppare autonomia, disciplina e dimestichezza con gli strumenti digitali, qualità oggi molto apprezzate nel mondo del lavoro.
Un altro elemento che aumenta il prestigio di un percorso è la capacità di integrare l’innovazione nella propria formazione. Utilizzare piattaforme di e‑learning, software specialistici, strumenti di collaborazione online e risorse digitali avanzate significa arrivare sul mercato già abituati a linguaggi e strumenti che le aziende usano ogni giorno. È questo che rende un laureato davvero “ready‑to‑work” fin dal primo giorno: non solo conosce la teoria, ma sa già come applicarla in contesti operativi e digitalizzati.
Per aumentare ulteriormente il valore del proprio titolo esistono poi numerose specializzazioni post laurea per aumentare il prestigio, dai master ai corsi di perfezionamento, che permettono di verticalizzare le competenze su ambiti specifici e allinearle agli obiettivi professionali. In questo quadro, il voto di laurea ha un peso soprattutto nelle primissime selezioni: nel medio periodo, contano di più le esperienze maturate, la capacità di aggiornarsi e la coerenza tra percorso formativo e ruolo che si intende ricoprire.
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