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Disprassia: cos’è e come aiutare i bambini disprassici

In ambito scolastico si sente spesso parlare di Bisogni Educativi Speciali e di disturbi evolutivi, ma in pochi conoscono la disprassia e sanno cos’è.

Il deficit, per quanto passi in molti casi inosservato, confuso con altre problematiche o comunque sottostimato a livello generale, suscita un enorme interesse nel campo della riabilitazione.

Sono ancora tanti i quesiti ai quali studi e ricerche cercano di dare risposta.
Fino ad oggi sono state formulate numerose ipotesi, ma ancora non si sa con esattezza se dalla disprassia si guarisce, ovvero se con le adeguate terapie la disprassia è curabile.

Nel corso di questo post ci focalizzeremo sui sintomi del disturbo, ovvero sui segnali che palesano una difficoltà oggettiva a svolgere alcune azioni e attività.

Forniremo quindi una panoramica generale del deficit analizzando in particolare i risvolti nell’ambito della scuola e dell’apprendimento.

Cos’è la disprassia

Prima di addentrarci nell’ambito delle caratteristiche del disturbo riportiamo qualche dato statistico che ci aiuterà a comprendere meglio il deficit.

Attualmente la disprassia colpisce il 6% della popolazione; in particolar modo colpisce i bambini che rientrano nella fascia di età compresa tra i 5 e i 15 anni.
Le statistiche rivelano inoltre che i maschi sono più colpiti rispetto alle bambine.

Al momento il disturbo è oggetto di studi e ricerche il cui obiettivo è identificare le cause e allo stesso tempo fornire risposte scientifiche ad alcune fondamentali domande: ‘la disprassia è ereditaria? oppure ‘dalla disprassia motoria si guarisce?’.

Trattandosi di un deficit congenito le tesi più accreditate relativamente alle cause riguardano la genetica.

Iniziamo gradualmente a familiarizzare con il concetto di disprassia partendo dal significato riportato sul sito di Wikipedia:

“La disprassia (dal greco ‘prásso) = ‘fare’, quindi dis-prassia = ‘incapacità di fare qualcosa’) può essere definita come l’incapacità o la ridotta capacità di pianificare ed organizzare delle azioni intenzionali, finalizzate al raggiungimento di uno scopo specifico; un deficit dei movimenti volontari caratterizzato dall’assenza di altri deficit cognitivi e sensoriali evidenti.”

Si tratta in sostanza di una difficoltà che riguarda i movimenti, ovvero la coordinazione motoria.

Il deficit identifica una condizione neurologica per la quale alcuni neuroni motori non riescono a trasmettere ai muscoli le giuste informazioni per coordinare un movimento.
Solitamente il disturbo si manifesta durante l’età dello sviluppo e permane in età adulta.

Per il bambino disprassico si rivela complicato compiere azioni quotidiane considerate semplici in relazione all’età: ad esempio vestirsi, allacciarsi le scarpe, salire le scale, mangiare, scrivere.
In alcuni casi diventa difficile anche articolare le parole, gesticolare o comunicare emozioni.

La difficoltà di coordinazione motoria può riguardare la motricità globale o soltanto determinate parti del corpo, per cui mani, occhi, bocca.
A seconda dei casi il disturbo può avere ripercussioni su una o più abilità: può influire sulla deambulazione, sull’esecuzione di gesti coordinati finalizzati a compiere un’azione, sullo sguardo e sull’espressione verbale.

Per evitare confusione è necessario precisare che la disprassia non dipende dal quoziente intellettivo del bambino; si tratta di un disturbo che riguarda esclusivamente la coordinazione motoria.

Differenze tra disprassia verbale, orale e motoria

Come accennato nel precedente paragrafo la disprassia può riguardare una o più parti del corpo.

Si distinguono quindi tre forme principali di disprassia:

  • Disprassia verbale
  • Disprassia orale
  • Disprassia motoria

La disprassia verbale consiste nella difficoltà ad eseguire la sequenza di movimenti articolari necessari per produrre i suoni e nella problematicità a disporli nell’ordine giusto per formulare parole chiare e frasi comprensibili.

La disprassia orale, invece, riguarda la difficoltà di coordinare i movimenti del tratto vocale (laringe, lingua, palato, labbra) in assenza di parole.

Anche se nel linguaggio comune i due concetti vengono utilizzati in maniera intercambiabile, tecnicamente si tratta di due disturbi differenti, che possono anche presentarsi singolarmente.

A differenza di quello che potrebbe sembrare non necessariamente il bambino che presenta una disprassia verbale presenta anche una disprassia orale.
In molti casi i movimenti orali risultano perfettamente eseguiti e controllati quando non implicano la parola.

Il concetto di disprassia motoria, invece, viene comunemente utilizzato per indicare la difficoltà a compiere azioni semplici come ad esempio salire le scale, oppure vestirsi, o allacciarsi le scarpe.

Disprassia a scuola: la terapia

Dal momento che il disturbo riguarda i bambini in età evolutiva, e quindi in età scolare, è facile comprendere l’importanza che assume un adeguato supporto didattico.

Dopo averti spiegato che cos’è la disprassia è quindi necessario un breve approfondimento sulla questione che riguarda l’insegnamento, e più precisamente sull’approccio più efficace da parte di un insegnante.

Iniziamo dall’aspetto normativo della questione.

Pur trattandosi di un disturbo che rientra nella categoria dei BES, attualmente la Legge 104/92 non inserisce la disprassia tra le disabilità per le quali sono previste misure scolastiche speciali.
Secondo la legge, quindi, il bambino disprassico a scuola non necessita di facilitazioni o di particolare supporto durante le attività didattiche.

In ambito scolastico la disprassia si manifesta attraverso una serie di difficoltà che riguardano la scrittura, il disegno, il linguaggio e la capacità di eseguire calcoli matematici.
Tra l’altro, pur possedendo un livello intellettivo nella norma i bambini disprassici possono presentare ritardi anche nell’apprendimento.

Molti genitori si domandano se dalla disprassia verbale si guarisce, ovvero se è possibile anche attraverso la scuola arginare il disturbo e renderlo il meno invalidante possibile.

Per quanto attualmente non esista una terapia capace di risolvere totalmente la problematica, è comunque possibile migliorare l’esperienza scolastica.

Anche se disprassia e guarigione non sono ancora legati da alcun nesso, un insegnante deve comunque fare il possibile per agevolare l’apprendimento dei bambini disprassici attuando una serie di accorgimenti utili ed efficaci come ad esempio: suddividere un compito in più attività; eliminare nei limiti del possibile le distrazioni dall’ambiente che circonda il bambino disprassico; concedere l’utilizzo di strumenti di sostegno accessori; fornire istruzioni brevi man mano che il compito viene svolto; concedere più tempo durante le verifiche; predisporre adeguate schede didattiche per superare le difficoltà causate dalla disprassia.

Piccole attenzioni possono concretamente aiutare il bambino ad aumentare il livello di autostima e a migliorare la qualità della vita, ovvero quello che viene definito ‘adattamento sociale’.

Per chi desidera specializzarsi e approcciarsi al concetto in evoluzione di ‘disprassia curabile’ sono disponibili percorsi di studio post laurea ad hoc.

Sulla scia di un’esigenza sempre più impellente riguardante il trattamento dei BES, l’università telematica Niccolò Cusano ha attivato il master in ‘Diagnostica e riabilitazione delle sindromi autistiche e altri disturbi della comunicazione’.

Si tratta di un corso post-laurea di primo livello finalizzato a fornire una preparazione attuale e approfondita sulle patologie che riguardano la comunicazione (ad es. autismo).

Il programma di studi mira ad arricchire le competenze degli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado.
La struttura del programma, e i relativi argomenti, si allineano inoltre alle esigenze di specializzazione di medici, farmacisti, biologi, dietisti, psicologi, logopedisti, fisioterapisti, terapisti della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, assistenti sanitari, assistenti educativi e, in generale, a tutti quei profili che operano negli ambiti professionali afferenti all’educazione e alla salute.

Al termine del percorso di specializzazione il corsista sarà in grado di approcciarsi con competenza ai soggetti affetti da autismo e da sindromi che riguardano ritardi comunicativi e del linguaggio.

Tra i plus del master la possibilità di svolgere un tirocinio pratico presso uno studio specializzato in foniatria, otorinolaringoiatria, logopedia e riabilitazione.

Il master Unicusano prevede un costo di 2.200 euro, da suddividere e corrispondere in 4 rate.
Per alcune categorie di studenti è prevista una quota di iscrizione ridotta pari a 2.000 euro.

Ora sai in cosa consiste la disprassia, cos’è e quali sono gli approcci scolastici più efficaci per trattare un bambino disprassico.
Se desideri approfondire l’argomento e acquisire una preparazione spendibile in ambito professionale non devi fare altro che richiedere ulteriori info e dettagli sul master Unicusano attraverso il form che trovi cliccando qui!

Credits: Tolikoff / Depositphotos.com

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