Corsi di Laurea | 14 Agosto 2023
Cloze test: cos’è e come funziona

Cloze test: cos’è e come funziona

Il test è un efficace metodo di indagine e valutazione che, a seconda delle finalità e dell’ambito in cui viene utilizzato, può essere sviluppato in varie forme tra le quali il cloze test.

Si tratta di una metodologia che per la sua particolare struttura risulta utile soprattutto negli ambiti dell’apprendimento e della comunicazione digitale, ma che in generale è applicabile in numerosi settori scolastici e professionali.

Nel corso di questa guida analizzeremo le potenzialità del test e le linee guida per realizzare un cloze adatto al target a cui è rivolto e agli obiettivi da raggiungere.

Cos’è il cloze test

Prima di addentrarci nell’ambito della struttura e delle finalità del test è d’obbligo una breve premessa ‘storica’.

Le origini del cloze test risalgono agli anni 50 quando fu introdotto per la prima volta dal giornalista Wilson Taylor per misurare le leggibilità dei testi, ovvero la capacità di lettura ‘silenziosa’ di un soggetto.
In realtà Taylor riprese i concetti formulati in precedenza da alcuni studiosi per poi ampliarli, approfondirli ed esporli in maniera ordinata e comprensibile.

Iniziamo a prendere confidenza con il cloze test analizzando la definizione, piuttosto esaustiva, presente sul sito di Wikipedia, che riportiamo di seguito:

“Un cloze test, a volte indicato semplicemente come cloze, è un esercizio o un test di valutazione linguistica formato da una porzione di testo dalla quale sono state rimosse alcune parole. Essenzialmente si richiede ai partecipanti di inserire le parole mancanti o, eventualmente, i sinonimi appropriati.
I cloze test implicano la capacità di comprendere il contesto e il vocabolario al fine di individuare quanto inserire – i termini o il loro tipo grammaticale – nelle parti cancellate di un testo; generalmente questi esercizi sono forniti per valutare il livello di conoscenza di una lingua del partecipante.”

Passiamo quindi ad analizzare nel dettaglio la definizione approfondendone i vari aspetti.

Partiamo dal termine cloze e dal suo significato.
Il termine ‘cloze’ sta per ‘close’, che nel caso specifico è inteso come ‘chiusura’, e più precisamente ‘chiusura dei gap’.
Tale tipologia di esercizi viene anche chiamata ‘gap filling’.

Si tratta di un esercizio che prevede l’inserimento di parole, precedentemente cancellate, all’interno di un testo.
Colui il quale svolge il test deve inserire, in maniera appropriata, le parole mancanti all’interno degli spazi vuoti, basandosi, a seconda delle finalità cui tende l’esercizio, sulla comprensione globale del testo o su regole grammaticali e sintattiche.

Data la semplicità della metodologia, il cloze test si è diffuso inizialmente come esercitazione per valutare il livello di apprendimento dell’inglese come lingua madre, e successivamente come metodo per valutare l’apprendimento della seconda lingua.

Le finalità

Dopo aver analizzato la struttura passiamo ad analizzare le finalità dell’esercitazione, ovvero perché si fanno i cloze tests.

Come accennato nel precedente paragrafo, il test in oggetto nasce come strumento di valutazione del livello di apprendimento della lingua inglese.
In generale viene utilizzato per verificare la comprensione e la leggibilità di un testo.

Nello specifico, la leggibilità è intesa come la facilità con la quale il lettore comprende il testo.
Tale facilità dipende da una serie di elementi come ad esempio il vocabolario, la sintassi e alcuni dettagli come ad esempio la dimensione e il tipo di carattere.

La comprensibilità è intesa come l’elaborazione del testo, ovvero il modo in cui il lettore ne estrapola un significato includendolo in un contesto più ampio.

Entrando nel merito del campo didattico, i cloze test vengono utilizzati nell’ambito dei corsi di laurea per verificare le conoscenze di uno studente rispetto ad un determinato argomento o ad una materia.
Viene utilizzato per verificare la capacità di cogliere e utilizzare gli eventuali indizi presenti nel testo e la capacità di formulare ipotesi sulla base del contesto.

Una buona padronanza di una lingua così come un buon livello di conoscenza di una materia determinano il successo del test.

Come si fa un cloze test tradizionale

Dopo aver analizzato la struttura e compreso le finalità a cui tende cerchiamo di capire come si fa un cloza test.

Il primo step consiste nel reclutare i partecipanti, ovvero il target demografico a cui sottoporlo.
A tal proposito è importante, ai fini della significatività del test, testare un minimo di 10 persone.

Successivamente si procede con la selezione di un testo che contenga all’interno parole chiave chiare.

Si procede quindi con l’omissione delle parole, che andranno sostituite con uno spazio vuoto.
Le parole omesse devono essere significative per cui è fondamentale evitare di omettere troppe preposizioni.

Il partecipante è tenuto a riempire ogni spazio vuoto, anche eventualmente tirando ad indovinare; in tal modo è possibile capire se il testo lascia intuire qualcosa di diverso dall’intento originale.

La struttura del cloze test può essere impostata su risposte aperte (cloze test soggettivo) oppure sulla scelta multipla (cloze test oggettivo).
A seconda del contesto e delle finalità è possibile utilizzare test cartacei oppure digitali.
Per quanto riguarda il limite temporale, la scelta di prevederlo o meno è facoltativa; tuttavia risulta utile per capire le tempistiche necessarie per la comprensione del testo.
Il consiglio, quindi, è di non impostare alcun limite, ma di misurare il tempo in maniera tacita per avere dei riferimenti utili per ciò che riguarda i tempi di comprensione.

È comunque importante sottolineare e rendere noto ai partecipanti che ortografia e punteggiatura non rappresentano elementi di valutazione.

I cloze test in UX Writing

Come accennato in precedenza, tra i settori in cui frequentemente vengono utilizzati i cloze test rientrano quelli afferenti la comunicazione digitale, e più nello specifico l’UX writing.

Per i non addetti ai lavori, l’UX writing è la disciplina sulla quale si basa la realizzazione di testi destinati alle interfacce web.
Nel caso specifico, quando si parla di testi ci si riferisce a call to action, etichette, messaggi di errore e testi di navigazione.

L’UX writing mira quindi a migliorare l’esperienza di navigazione dell’utente (user experience) attraverso testi intuitivi e un perfetto connubio tra scrittura e design.
Tra gli strumenti di indagine utilizzati da chi realizza i testi per le interfacce web rientra il cloze test, la cui finalità è ottimizzare e allo stesso tempo verificare la qualità dei contenuti.
Attraverso il test è infatti possibile individuare gli elementi da modificare.

Ad esempio, è possibile verificare in che modo gli elementi tipografici e quelli visivi influiscono sulla comprensione; ma anche come cambia la comprensione in base al dispositivo utilizzato dall’utente (web desktop, web mobile ecc.).

La realizzazione di un cloze mirato per il settore dell’UX writing segue le stesse linee guida descritte nel precedente paragrafo.
Tuttavia, il particolare settore richiede ulteriori considerazioni.

In primo luogo bisogna scegliere tra la lettura orale e quella silenziosa.
Chiaramente entrambe le tipologie comportano dei pro e dei contro che bisogna necessariamente valutare.

La lettura orale da un lato fornisce maggiori info sul processo di ragionamento fatto dal partecipante ma dall’altro potrebbe determinare nervosismo ed esitazione.
La lettura silenziosa, invece, da un lato permette una lettura più naturale ma dall’altro non fornisce alcuna informazione sul ragionamento del partecipante.

Nei cloze test che riguardano l’UX writing il partecipante osserva il testo nel contesto di una pagina web live o statica.

A seconda delle esigenze è inoltre possibile richiedere l’aggiunta di spiegazioni facoltative alla fine del test per individuare ulteriori dettagli sui pensieri e i ragionamenti dei partecipanti.

 

Credits: CandyBoxImages / Depositphotos.com

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