Master | 05 Ottobre 2022
Disturbi della comunicazione: quali sono?

Disturbi della comunicazione: quali sono?

Si sente spesso parlare di disturbi della comunicazione per indicare in maniera piuttosto generica e riduttiva una difficoltà di linguaggio che riguarda la fase di sviluppo di un bambino.

La comunicazione, in tutte le sue forme ed espressioni, rappresenta un aspetto essenziale per l’essere umano, per la sua vita sociale, lavorativa, familiare e sociale in generale; ecco perché è importante identificare tempestivamente un eventuale deficit e risolverlo prima che possa evolvere in problematiche più gravi e limitanti.

Il concetto di disturbo della comunicazione è piuttosto ampio, in quanto può manifestarsi attraverso varie possibili forme.
Nel corso dei prossimi paragrafi approfondiremo la difficoltà di comunicazione attraverso l’analisi dei principali sintomi.

Cosa si intende per disturbo della comunicazione

I disturbi della comunicazione rientrano nella più ampia categoria dei ‘disturbi dello sviluppo’.

I soggetti più colpiti sono quindi i bambini di età compresa tra i 2 e i 6 anni, ovvero la fascia di età in cui solitamente viene identificato l’esordio del deficit.
È importante sottolineare che pur verificandosi nella fase dello sviluppo, la difficoltà non è determinata da deficit sensoriali (ad es. compromissione dell’udito), disfunzioni motorie o altre tipologie di condizioni mediche o neurologiche.

A seconda delle casistiche si palesano difficoltà di comprensione e produzione di linguaggio differenti da individuo a individuo sia per qualità che per gravità.

Tre sono le tipologie di deficit che indicano un disturbo della comunicazione:

  • Deficit del linguaggio
  • Deficit dell’eloquio (disturbo nell’eloquio)
  • Deficit della comunicazione

Per linguaggio si intende il sistema convenzionale di parole, gesti, immagini e parole scritte governato da regole di comunicazione.

L’eloquio si riferisce alla produzione di suoni, nella quale sono compresi articolazione, fluenza, voce e qualità di risonanza.

Per comunicazione si intende qualsiasi comportamento verbale e non verbale che esercita un’influenza su un altro individuo, sulle sue idee e i suoi comportamenti.

Quali sono i disturbi della comunicazione

Per la diagnosi di deficit che riguardano il linguaggio, l’eloquio e la comunicazione bisogna tenere in considerazione il contesto culturale della lingua dell’individuo.

I disturbi della comunicazione sono chiaramente classificati e descritti all’interno del DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) all’interno dell’omonima categoria diagnostica.

Nel dettaglio ecco quali sono le princiapli tipologie di disturbo:

  • Disturbo del linguaggio
  • Disturbo fonetico-fonologico
  • Disturbo della fluenza
  • Disturbo della comunicazione sociale (pragmatica)

Nei paragrafi che seguono analizzeremo le caratteristiche e la sintomatologia di ognuno dei disturbi appena elencati.

Disturbo del linguaggio

Il disturbo consiste in una difficoltà che si palesa sia nella comprensione e sia nella produzione di linguaggio (parlato, scritto, gestuale ecc.).
A seconda dei casi, le due tipologie di difficoltà possono manifestarsi in misura diversa.

I principali segnali che indicano tale deficit sono i seguenti:

  • Lessico ridotto
  • Limitata capacità di strutturare frasi basate su regole sintattiche e morfologiche
  • Limitata e/o compromessa capacità di costruire discorsi, ovvero di collegare in maniera logica le frasi

Il deficit compromette la capacità di argomentare, di descrivere un argomento o un evento e quindi di sostenere una conversazione.

Disturbo fonetico-fonologico

I problemi di comunicazione che riguardano il disturbo fonetico-fonologico consistono nella difficoltà a produrre i suoni dell’eloquio tipici della fase di sviluppo in cui rientra il bambino.

Il deficit viene diagnosticato in quei casi in cui la difficoltà non dipende da compromissioni di natura fisica, neurologica o uditiva.

I sintomi che lasciano intuire il deficit sono:

  • Dislalia: difficoltà di articolazione
  • Ritardo linguistico

In generale il disturbo interferisce con la comprensibilità dell’eloquio e ostacola la comunicazione di tipo verbale.
L’alterazione può diventare causa di limitazioni per ciò che concerne la partecipazione sociale e può compromettere il rendimento scolastico.
Tuttavia il bambino ha una buona capacità di comprensione.

Disturbo della fluenza (balbuzie)

Il disturbo in oggetto, più comunemente definito ‘balbuzie’ consiste in un’alterazione della fluenza e della cadenza dell’eloquio.

I principali sintomi sono:

  • Ripetizione di suoni o sillabe
  • Interruzione di parole
  • Prolungamento dei suoni (vocali o consonanti)
  • Blocchi udibili (pause del discorso colmate o non colmate)
  • Circonlocuzione
  • Ripetizione di parole monosillabiche

Il deficit viene diagnosticato nel momento in cui le due caratteristiche comunicative non si allineano agli standard tipici della fascia di età in cui rientra il bambino.

Disturbo della comunicazione sociale (pragmatica)

Il disturbo della comunicazione sociale consiste in una persistente difficoltà che riguarda l’utilizzo sociale della comunicazione, verbale e non verbale.
Si riferisce quindi all’utilizzo della comunicazione per fini sociali come ad esempio salutarsi o scambiarsi informazioni in linea con il contesto sociale nel quale l’individuo vive.

I sintomi più evidenti sono i seguenti:

  • Difficoltà ad allineare la comunicazione al contesto nel quale si inserisce o alle esigenze dell’interlocutore
  • Difficoltà ad applicare le regole base della conversazione: rispettare i turni, regolare l’interazione attraverso segnali verbali e non verbali, riformulare le frasi interpretate in maniera errata
  • difficoltà a comprendere ciò che non viene chiaramente esplicitato o i significati non letterali del linguaggio come ad esempio le metafore.

Tutte le tipologie di deficit elencate sono causa di limitazioni, funzionali e sociali.
In altre parole, ad essere compromessi sono tanto i risultati scolastici/professionali quanto l’interazione e le relazioni sociali.

Terapie e terapisti per i disturbi della comunicazione

Il trattamento dei disturbi della comunicazione, che si tratti di disturbo dell’eloquio o di deficit del linguaggio, deve essere impostato sulle esigenze e le caratteristiche personali/evolutive del bambino.

A seconda dei casi gli approcci terapici possono essere impostati sulla psicoterapia, sulla logopedia, sulle terapie comportamentali o sul parent training.
Per alcune casistiche può rendersi necessaria una combinazione di più terapie.

La logopedia è la base di qualsiasi terapia applicata alle patologie del linguaggio, sia per ciò che concerne la prevenzione e sia per la cura e la riabilitazione.

È importante, a tal proposito, l’intervento di professionisti specializzati e qualificati, in possesso di un know how focalizzato in maniera specifica sui disturbi della comunicazione e del linguaggio.

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Il corso post-laurea di I livello si rivolge in maniera particolare a logopedisti, educatori professionali, fisioterapisti, infermieri, psicologi terapisti della neuro e psicomotricità e medici in generale.

Il programma di studi si focalizza su argomenti che afferiscono all’anatomia, alla fisiologia e alla logopedia.
In particolare è previsto l’approfondimento degli strumenti utili per la gestione delle sedute di riabilitazione logopedica del paziente.

Il programma affianca alla teoria una serie di esercitazioni e dimostrazioni pratiche con il contributo di medici specialisti (pediatri, otorini, nutrizionisti, insegnanti, psicologi e logopedisti).

Ecco nel dettaglio le macro-aree in cui sono suddivisi gli argomenti del master:

  • Le patologie della comunicazione e i disturbi muscolari orofacciali
  • Fisiologia e patologia: lo sviluppo del bambino, dalla ‘normalità’ alla patologia
  • Prevenzione e trattamento della voce parlata, cantata, recitata. Approccio integrato

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Credits: HayDmitriy / Depositphotos.com

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