Master | 15 Novembre 2023
Teoria dei mercati efficienti: cos’è e come funziona

Teoria dei mercati efficienti: cos’è e come funziona

In riferimento alle dinamiche e ai movimenti dei mercati finanziari sono state formulate nel tempo numerose teorie, tra le quali la teoria dei mercati efficienti.

La teoria risponde ad uno dei quesiti più ricorrenti che riguarda l’eventuale possibilità, per i trader, di battere i mercati.

Nel corso dei prossimi paragrafi cercheremo di capire, attraverso l’analisi della teoria, se il mercato presenta modelli utilizzabili a proprio vantaggio oppure se è una realtà impossibile da prevedere.

Le origini

Prima di addentrarci nell’ambito del principio sul quale si base la teoria dei mercati efficienti è d’obbligo una breve premessa storica per capire chi, come e perché è arrivato a formularla.

Le origini risalgono agli anni ‘60 e sono legate alla figura di Eugene Fama, attualmente considerato uno degli economisti più influenti di tutti i tempi.
L’esperto di finanza statunitense sostiene che i prezzi dei titoli sono equi e rispecchiano il valore intrinseco degli asset in un dato momento.

Secondo quanto sostenuto da Fama, quindi, il mercato tende a portare i titoli al valore reale, ma solo se tutte le relative informazioni sono disponibili.

Tale teoria è stata successivamente utilizzata per creare modelli utili a prevedere l’andamento dei mercati (medio e lungo termine).

A partire dagli anni ‘80 e fino alla crisi del 2008 le affermazioni di Fama hanno rappresentato l’orientamento economico e politico dominante in Occidente.

Teoria dei mercati efficienti: cos’è

Terminata la panoramica storica entriamo finalmente nel cuore del nostro post per capire come funziona la Teoria elaborata da Fama.

La teoria dei mercati efficienti, identificata anche dall’acronimo EMH (Efficient Market Hypothesis), afferma che i meccanismi naturali che regolano il mercato conducono sempre verso una situazione di stabilità e crescita, a patto che siano disponibili le informazioni e i mezzi necessari.

Si tratta di una teoria economica e degli investimenti secondo la quale si verifica la condizione di mercato efficiente nel momento in cui tutte le informazioni capaci di influenzare la quotazione di un titolo sono riflesse nel prezzo del titolo stesso.

La teoria EMH riconosce tuttavia la volatilità dei movimenti, che si verifica a seguito di notizie impreviste. Ciò significa che il prezzo del titolo può variare, ma soltanto nel caso in cui fossero disponibili ulteriori informazioni che lo riguardano.
È importante precisare che una volta assimilate le nuove informazioni il mercato ritorna efficiente.

Il percorso seguito della quotazione del titolo viene definito ‘passeggiata casuale’, in quanto l’andamento non può rientrare in un preciso trend, in salita o in discesa.
La relativa quotazione è influenzata soltanto dalle informazioni disponibili (presenti) e non da quelle passate.
La condizione per l’efficienza dei mercati è identificabile nella disponibilità di tutte le informazioni relative ai titoli.
Sulla base di tali informazioni i partecipanti hanno la possibilità di compiere scelte razionali, basate sulla logica, al fine di ottenere un profitto.

Per gli investitori diventa quindi impossibile battere il mercato in quanto, in ogni momento, le azioni sono negoziate al loro valore equo (prezzo che riflette le informazioni disponibili).

Tipologie

Secondo la teoria l’efficienza dei mercati determina un’economia sana.

La condizione ideale è raggiungibile attraverso tre tipologie di efficienza:

  • efficienza allocativa
  • efficienza tecnica
  • efficienza informativa

Nello specifico, l’efficienza allocativa consiste in una situazione di competitività all’interno di un settore che, inevitabilmente, determina l’aumento di ricchezza per un soggetto e la diminuzione per un altro.
La competizione si trasforma in una spinta verso lo sviluppo e l’innovazione.

L’efficienza tecnica identifica la semplicità con la quale è possibile ottenere capitali o merci.

L’efficienza informativa, invece, identifica la disponibilità di informazioni che consentono di stabilire il valore di ‘prodotto’.

Le forme

La teoria EMH si presenta in tre diverse forme:

  • Efficienza debole
  • Efficienza semi forte
  • Efficienza forte

L’efficienza in forma debole presuppone l’assenza di correlazione tra i prezzi storici e quelli futuri.
Si ipotizza quindi che il prezzo di mercato attuale di un titolo rispecchi tutte le relative informazioni storiche.

In tal caso il mercato si presenta totalmente imprevedibile in quanto non è possibile fare previsioni sui movimenti futuri dei titoli basandosi sui movimenti precedenti.

L’efficienza in forma semi-forte sostiene che il prezzo del mercato tiene conto di tutte le informazioni disponibili pubblicamente (ad esempio estratti conto, storico dei prezzi ecc.).
Ciò determina un’impossibilità a conseguire profitti troppo alti.

Dal momento che tutte le nuove informazioni vengono immediatamente incorporate nei prezzi è impossibile ottenere informazioni utili per conseguire un vantaggio importante.
Soltanto chi possiede informazioni private ha la possibilità di ottenere un vero e proprio vantaggio

L’efficienza in forma forte sostiene che tutte le informazioni disponibili (pubbliche e private) siano contenute nei prezzi dei titoli per cui nessun investitore è in grado di battere il mercato in maniera ‘regolare’.
La teoria, in tal caso, presuppone la perfezione del mercato.
L’unica possibilità per ottenere un rendimento superiore alla media sarebbe quella di utilizzare informazioni interne.

Le critiche e lo sviluppo dell’economia comportamentale

La teoria EMH è stata, ed è tutt’oggi, al centro di molte critiche, che in primis affermano la vulnerabilità dei mercati determinata da pregiudizi  ed errori umani.
Nel caso dei pregiudizi ci si riferisce alla disinformazione mentre l’errore fa riferimento soprattutto ad analisi scorrette.

Inoltre, alcuni casi leggendari hanno dimostrato che è possibile ‘sovraperformare’ il benchmark anche per lunghi periodi

Le critiche in merito alla teoria dei mercati efficienti hanno condotto all’elaborazione di ulteriori modelli di analisi che prendono in considerazione gli aspetti psicologici di massa e gli effetti che hanno sui mercati.

Nel 1979 viene sviluppato un nuovo campo di studio, definito economia comportamentale.
Gli studi condotti da alcuni psicologi sono stati ulteriormente approfonditi nel corso degli anni, fino all’affermazione definitiva della nuova branca economica.

Tuttavia, bisogna sottolineare che l’economia comportamentale non ebbe da subito un gran successo.
Pur essendo nata sulla base dei limiti riscontrati nella teoria dei mercati efficienti il nuovo campo di studi ha fatto fatica a decollare.
Un primo passo verso la ribalta risale al 2000, anno in cui Kahneman vince il Premio Nobel per l’Economia, mentre la crisi del 2008 afferma definitivamente la nuova branca.

Individuare i meccanismi neuro cognitivi che guidano i processi decisionali degli investitori è l’obiettivo della disciplina che, alla luce del crescente interesse registrato nel campo della finanza, ha portato alla nascita di numerosi percorsi di studio e specializzazione.

È il caso del master in Finanza comportamentale attivato dall’università telematica Niccolò Cusano.
Si tratta di un corso post-laurea di primo livello che mira a fornire le conoscenze e le competenze necessarie per spiegare le scelte di investimento; il tutto tenendo in considerazione le componenti psicologiche ed emotive.

Il programma del master ruota intorno ad approfondimenti che riguardano la psicologia cognitiva e le neuroscienze.
La specializzazione risulta pertano spendibile nei contesti di consulenza finanziaria, analisi dei mercati e della progettazione di soluzioni tecnologiche finalizzate alla gestione del risparmio.
La padronanza della materia assume un ruolo fondamentale nell’ambito delle decisioni che fanno riferimento all’assunzione di rischio e alla valutazione del profilo di rischio degli investitori.

Anche se attualmente non viene presa in considerazione come chiave di lettura universale dei meccanismi economico-finanziari, l’ipotesi dei mercati efficienti è ancora ritenuta valida in alcuni contesti. In particolare viene utilizzata per le previsioni sul valore futuro.

Credits: rossandhelen / Depositphotos.com

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