Università | 14 Agosto 2023
Come diventare psicologo: gli iter da seguire

Come diventare psicologo: gli iter da seguire

Stai pensando al tuo futuro professionale e vuoi capire come diventare psicologo? L’iter prevede la laurea triennale e magistrale e l’esame di stato per l’iscrizione all’albo professionale di categoria. Come vedi, si tratta di un percorso abbastanza lungo, in cui è fondamentale la motivazione personale. La professione dello psicologo è molto delicata perché richiede una predisposizione interiore verso gli altri, oltre che tutta una serie di competenze.

Nella pratica quotidiana, infatti, avrai a che fare con problemi come le dipendenze, la depressione, le difficoltà relazionali e così via. Diventare psicologi significa fare una scelta di vita e bisogna tenere bene a mente questo aspetto prima di iniziare il percorso formativo.  

Diventare psicologi: in cosa consiste la professione 

Prima di descrivere tutto l’iter per capire come diventare psicologo, è bene fare il punto su questa professione. Cosa fa lo psicologo? Si occupa di prevenzione e diagnosi dei disturbi di natura emotiva e psicologica. Chiaramente, gestisce anche le terapie per lavorare sui disturbi evidenziati con pazienti singoli, coppie, nuclei familiari o gruppi di persone.  

Per fare il suo lavoro, lo psicologo ha a disposizione diversi strumenti:  

  • colloquio – esistono varie tipologie di colloquio, da quelli di consulenza a quelli di supporto. Nel caso degli psicologi del lavoro, per esempio, può trattarsi anche di un colloquio di selezione 
  • test psicologici – sono strumenti standard utilizzati per avere un quadro della situazione del paziente 
  • osservazione e ascolto – questi due aspetti sono fondamentali perché uno degli elementi fondanti del lavoro di uno psicologo è la relazione con il paziente

Ma su quali disturbi interviene questo professionista? La gamma è molto ampia e include dipendenze da alcol, droghe e gioco, ansia, depressione, stress, problemi alimentari (anoressia, bulimia), traumi derivanti da abusi e violenze, difficoltà a superare un lutto o la fine di un rapporto, problemi relazionali e così via.  

Psicologia: percorso di studi

Una volta deciso di diventare psicologo, bisogna iscriversi subito a un corso di laurea in psicologia. Il percorso triennale, classe di laurea L-24, prevede materie come: psicologia generale, psicometria, psicologia dello sviluppo, fisiologia del comportamento, psicologia dinamica, psicologia clinica, psicologia della percezione e così via.  

Se provieni da un corso di studi che non ti ha dato alcuna infarinatura in materia, non devi preoccuparti. L’Università Niccolò Cusano, per esempio, non prevede il numero chiuso, ma prima di iniziare le lezioni del 1º anno sostieni un test di ingresso. Questa sorta di esame serve proprio a verificare le tue conoscenze di base. In caso di lacune, i professori ti danno dei crediti aggiuntivi. In cosa consistono? Seguirai delle lezioni extra che ti consentiranno di acquisire tutte quelle conoscenze grazie alle quali non avrai difficoltà a iniziare il tuo percorso.  

Ovviamente, gli studi per diventare psicologo non si fermano alla triennale. Per completare la formazione devi proseguire e iscriverti alla magistrale.  

Laurearsi in psicologia: la laurea magistrale 

Uno dei passaggi cruciali per capire come diventare psicologo è la scelta da fare una volta terminata la triennale. In realtà, il passo successivo è quasi obbligato: l’iscrizione alla laurea magistrale. Avrai, infatti, la possibilità di individuare un indirizzo preciso e di specializzarti in un ambito specifico. Grazie al percorso biennale, potrai cioè diventare uno psicologo del lavoro, uno psicologo clinico e così via.  

Il percorso dura due anni e prevede il raggiungimento di 120 CFU. Durante la magistrale dovrai seguire anche il tirocinio pratico-valutativo (TPV).  

Percorso per diventare psicologo: cos’è il TPV? 

In passato per diventare psicologo era necessario seguire un tirocinio formativo post-laurea. L’iter è cambiato con la legge numero 163 del 2021. La norma prevede che il tirocinio si svolga durante i due anni della magistrale. Ma in cosa consiste esattamente il TPV? Secondo la nuova normativa, il tirocinio dovrebbe includere attività pratiche contestualizzate e supervisionate, che prevedono l’osservazione diretta e l’esecuzione di attività finalizzate a un apprendimento situato e allo sviluppo delle competenze e delle abilità procedurali e relazionali fondamentali per l’esercizio dell’attività professionale”. 

Il TPV prevede 20 CFU. A ogni credito formativo corrispondono 20 ore di attività formativa professionalizzante e non più di 5 ore di approfondimento supervisionato.  

Durante il TPV, tra l’altro, ogni studente viene affiancato da un supervisore, che è uno psicologo iscritto all’albo di categoria da almeno 3 anni. Il supervisore è tenuto a compilare un libretto del tirocinio e a esprimere il giudizio finale sul suo tirocinante.  

Nel caso in cui il giudizio dovesse essere negativo, l’aspirante psicologo deve ripetere tutto o una parte del tirocinio per la seconda volta.  Al contrario in caso di esito positivo, si ha diritto a sostenere la cosiddetta PPV – prova pratico valutativa. La prova precede la discussione finale della tesi di laurea. Si tratta di un colloquio orale riguardante proprio l’esperienza del tirocinio. Una volta superata con giudizio di idoneità, si accede alla discussione della tesi.  

Oltre ai 20 CFU conseguiti con il tirocinio, bisogna avere nel curriculum altri 10 CFU di attività professionalizzanti. Di solito questi ulteriori crediti si acquisiscono durante la laurea triennale. L’impegno non è da poco perché ogni CFU è pari a 25 ore e, quindi, ogni studente dedica al TPV 750 ore (20 CFU di tirocinio durante la magistrale pari a 500 ore e 10 CFU di attività professionalizzanti durante la triennale pari a 250 ore). 

Gli studenti che conseguono la laurea magistrale in psicologia e seguono tutto questo percorso sono già abilitati alla professione. Hanno cioè il titolo necessario per poter sostenere l’esame di stato propedeutico all’iscrizione agli albi professionali regionali. In caso di superamento dell’esame di stato, è possibile iscriversi nell’albo della regione in cui si ha la residenza oppure il domicilio abitativo o professionale.

Psicologo: gli sbocchi professionali possibili

Non basta capire l’iter per diventare psicologi per scegliere questa professione. É necessario, infatti, approfondire anche gli eventuali sbocchi lavorativi possibili, in modo da avere un’idea completa delle opportunità post-laurea:  

 

  • servizio sanitario nazionale – ospedali pubblici e privati, ambulatori, cliniche riabilitative sono tutte realtà in cui è prevista la presenza di uno psicologo, che ha l’opportunità di lavorare come dipendente oppure come consulente esterno con partita IVA 
  • istituti penitenziari e tribunali – gli psicologi sono presenti nelle strutture penitenziarie in quanto i detenuti sono tenuti a seguire dei percorsi di riabilitazione e reinserimento assistiti proprio da questa figura. In tribunale, invece, lo psicologo può avere diversi ruoli, tra cui consulente tecnico d’ufficio nominato dal giudice in ambito civile, perito in ambito penale e consulente tecnico di parte in ambito civile e penale nominato da uno degli avvocati di parte  
  • strutture di accoglienza – associazioni ed enti che si occupano di migranti e di rifugiati politici hanno nelle loro equipe diversi psicologi. A questi ultimi spetta il compito di rendere meno traumatico l’ingresso degli stranieri nei paesi di arrivo, soprattutto in caso di minori non accompagnati  
  • aziende private – le grosse realtà aziendali hanno al loro interno degli psicologi che si occupano di gestione delle risorse umane, di coaching, di formazione e di gestione del livello di benessere dei dipendenti 
  • case di cura – gli anziani sono soggetti fragili anche dal punto di vista emotivo e psicologico. Proprio per questo motivo, gli psicologi sono delle figure fondamentali all’interno delle case di riposo. Collaborano, tra l’altro, con tutti gli altri professionisti presenti per favorire la migliore permanenza possibile agli anziani 
  • libera professione – l’iscrizione all’albo consente di aprire una partita IVA e lavorare nel proprio studio oppure di associarsi ad altri professionisti all’interno di studi più grandi 

Credits immagine: Wavebreakmedia/DepositPhoto.com

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