Come diventare avvocato: tutti i passaggi per intraprendere la professione

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Sei alla ricerca di consigli su come diventare avvocato? Vuoi conoscere nel dettaglio i requisiti richiesti per partecipare all’Esame ed effettuare l’iscrizione all’albo?

Attraverso i paragrafi che stai per leggere risponderemo a queste e a tante altre domande.

In questa guida ti spiegheremo come si diventa avvocato in Italia, partendo dal percorso di studi da intraprendere fino ad arrivare alle competenze fondamentali per svolgere la professione.

Iniziamo subito con una premessa: il percorso per diventare avvocato non è propriamente una passeggiata; la strada è piuttosto lunga per cui richiede passione, tenacia, impegno e dedizione; e chiaramente una forte motivazione.

Chi è e cosa fa l’avvocato?

Prima di vedere nel dettaglio cosa bisogna fare per diventare avvocato cerchiamo di definire meglio i confini di questa professione e le discipline che tocca.

Possiamo definire avvocato quel professionista che svolge attività di assistenza, consulenza giuridica e rappresentanza legale a favore di una parte.

L’avvocato possiede competenze e conoscenze approfondite nelle materie giuridiche, per cui conosce il funzionamento della giustizia; possiede quindi i requisiti per intervenire in materia e far ottenere il rispetto dei diritti.

Se ti stai chiedendo se diventare avvocato è difficile, ti sottoponiamo una statistica: nel 2015, l’Italia era al terzo posto in Europa per numero di avvocati, con una media nazionale di 4 avvocati ogni mille abitanti.

Sicuramente per emergere in questo campo e intraprendere con successo la professione dovrai lavorare sodo, ma questo non deve scoraggiarti: il mestiere di avvocato può darti tante soddisfazioni e ripagarti di ogni sforzo.

Come diventare avvocato in Italia

Che tu ti stia chiedendo come diventare avvocato penalista, civilista o cassazionista, l’iter da seguire prevede, allo stesso modo, il rispetto di alcuni fondamentali passaggi.

Analizziamoli insieme.

Percorso universitario: la laurea in Giurisprudenza

Se ti stai domandando “per diventare avvocato, che liceo devo fare?” ti rassicuriamo subito: non esiste un Istituto Superiore da frequentare obbligatoriamente. Tuttavia è necessario conseguire una laurea magistrale in Giurisprudenza, che rappresenta il requisito essenziale per poter accedere al percorso, previsto a livello normativo, per ottenere l’abilitazione alla professione.

Tra le possibilità presenti sul mercato formativo italiano rientra il corso di laurea online in Giurisprudenza erogato dall’università telematica Niccolò Cusano che consente di conseguire il titolo attraverso un’innovativa e pratica metodologia didattica.
La modalità e-learning è perfetta per chi lavora: grazie alla piattaforma telematica è possibile seguire le lezioni in qualsiasi momento della giornata e studiare comodamente da casa su materiale disponibile online e costantemente aggiornato.

Si tratta di un corso a ciclo unico, della durata quinquennale, il cui obiettivo e offrire agli studenti una padronanza degli elementi della cultura giuridica di base, nazionale ed europea, anche con tecniche e metodologie casistiche.

Molto importante anche l’acquisizione di capacità di progettazione e capacità interpretative, utili per redigere gli atti e per affrontare con consapevolezza problemi interpretativi ed applicativi del diritto positivo.

Tra le materie oggetto del Corso di Laurea, menzioniamo:

  • Filosofia del diritto;
  • Diritto pubblico e privato;
  • Diritto commerciale;
  • Diritto costituzionale;
  • Diritto amministrativo I e II;
  • Diritto penale;
  • Diritto civile;
  • Diritto ecclesiastico;
  • Diritto tributario;
  • Diritto del lavoro;
  • Economia politica;
  • Storia del diritto medievale e moderno;
  • Informatica;
  • Lingua straniera.

Per accedere al corso è richiesto il possesso di un diploma di scuola secondaria superiore, o di un titolo analogo conseguito all’estero e riconosciuto idoneo.

Per quanto riguarda la personale formazione e preparazione, allo studente è richiesta una buona padronanza della lingua italiana e un buon bagaglio di conoscenze di cultura generale.

Per l’accesso al qinquennio giuridico è previsto un test di ingresso, che consiste in una prova da affrontare online sulla piattaforma telematica.

In caso di carenze messe in evidenza dal test allo studente vengono assegnati i cosiddetti OFA (Obblighi Formativi Aggiuntivi) da colmare entro il primo anno attraverso la frequenza di appositi percorsi.

Come diventare praticante avvocato: la pratica forense e il tirocinio

Dopo aver conseguito lalaurea in giurisprudenza è necessario iniziare il praticantato, requisito imprescindibile sia per chi desidera diventare civilista e sia per chi desidera diventare penalista.

Si tratta di un periodo di ‘tirocinio’ da svolgere presso uno studio legale di un avvocato (il cosiddetto dominus) che risulti iscritto da almeno 5 anni all’Albo professionale degli avvocati.

Il primo passo per un laureato che intende svolgere la professione di avvocato è iscriversi nel registro dei praticanti.
L’iscrizione deve essere finalizzata presentando una richiesta al Consiglio dell’Ordine, presso il tribunale della circoscrizione in cui il praticante ha la residenza.
Alla richiesta deve essere allegata anche la dichiarazione di disponibilità da parte dell’avvocato che ha accettato di accogliere il tirocinante.

Nel momento in cui il Consiglio dell’Ordine accetta l’iscrizione è possibile procedere con il pagamento del contributo annuale previsto per l’iscrizione al Registro dei Praticanti, da effettuare presso la segreteria dell’Ordine stesso.
La finalizzazione del pagamento, e quindi dell’iscrizione, determina il rilascio del libretto delle presenze alle udienze.

La pratica forense ha una durata di 18 mesi, nell’ambito dei quali il praticante avvocato dovrà partecipare ad almeno 20 udienze del proprio dominus per ogni semestre (totale 60 udienze).
La presenza in udienza deve essere annotata sia nel verbale dell’udienza stessa (redatto dal cancelliere o dagli avvocati) e sia nel libretto della pratica.

È possibile sostituire un anno di praticantato con un diploma conseguito presso le scuole di specializzazione.

Il tirocinio può essere eventualmente svolto anche presso l’Avvocatura dello Stato, dei Comuni o degli enti pubblici; ma anche presso gli uffici giudiziari come ad esempio il tribunale.
Nei suddetti casi la pratica prevede una durata massima di 12 mesi; i restanti 6 devono essere svolti presso un avvocato.

Il praticante che effettua tirocinio deve rispettare una frequentazione dello studio assidua, possibilmente quotidiana, e comunque non inferiore alle 15 ore settimanali.

Per il periodo di pratica non è prevista retribuzione, ma soltanto il rimborso delle spese sostenute per conto dello studio.
Dopo il primo semestre può essere riconosciuta un’indennità; una sorta di compenso che viene definita dall’avvocato sulla base dell’effettivo contributo lavorativo apportato dal praticante.

Riguardo le ultime novità in proposito, ti segnaliamo che il Decreto n. 70 del Ministero della Giustizia legittima, ad oggi, lo svolgimento di un lavoro subordinato pubblico o privato durante il praticantato, a condizione che l’attività lavorativa non ostacoli il tirocinio.

Gli iscritti alla pratica dal 28 settembre 2018 devono affiancare alla pratica forense un corso di formazione della durata minima di 160 ore (distribuite nell’ambito dei 18 mesi di tirocinio).

Tali corsi sono organizzati dal Consiglio dell’Ordine attraverso le scuole forensi o le università, sulla base di precise linee guida atte a garantire un’omogeneità sia per quanto riguarda la preparazione che la valutazione.
Le linee guida contengono indicazioni sui contenuti dei programmi di studio, sulle modalità di accreditamento e sui costi.

Al termine del corso è prevista una prova finale, il cui superamento rilascia il certificato necessario per l’iscrizione all’Esame di Stato.

Dopo aver chiarito i requisiti per il concorso di avvocato analizziamo nel dettaglio le prove.

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Credits: AndreyPopov / Depositphotos.com

Esame di Stato e abilitazione

Che tu voglia lavorare in studi legali internazionali o esercitare solo sul nostro territorio, la cosa fondamentale dopo il praticantato obbligatorio è svolgere l’esame di abilitazione;.

L’esame di avvocato consta di diverse prove (tre scritte e una orale), ognuna delle quali è incentrata sulla verifica di competenze e attitudini specifiche:

  • Le tre prove scritte consistono nella redazione di due pareri legali in materie regolate dal codice civile e dal codice penale e di un atto giudiziario su un quesito a scelta tra i tre proposti in materia di diritto privato, diritto penale e diritto amministrativo.
  • La prova orale, invece, consiste in un colloquio di circa un’ora avanti a una commissione di giuristi, professori universitari, avvocati o magistrati dove si discuterà dello scritto e si dovrà rispondere ad alcune domande sulle cinque materie scelte dall’aspirante avvocato.
    Sulla base della prossima riforma le domande saranno selezionate da un database unico, per cui utilizzate su tutto il territorio.

Si tratta di un esame piuttosto complesso, diventato ancora più difficile a causa del recente divieto che non permette ai candidati di utilizzare codici commentati o annotati.

È importante sottolineare che l’esame richiede davvero molto impegno nella preparazione: secondo i dati, ogni anno più del 60% di coloro che tentano l’esame di avvocato scritto non viene ammesso all’orale.
Con questo non vogliamo spaventarti, anzi: ti raccomandiamo di affrontare questa prova preparandoti al meglio e lavorando su te stesso e sulle tue conoscenze, così da superarla al meglio.

Ora che abbiamo visto come diventare avvocato secondo l’iter canonico, vediamo cosa succede una volta superato l’esame di stato.

Albo degli avvocati: iscrizione

Il superamento dell’esame viene ‘celebrato’ e sancito con il giuramento dell’avvocato, cerimonia dal valore puramente simbolico che viene svolta presso il tribunale.

In fase di giuramento il neo avvocato pronuncia la seguente formula:

“Consapevole della dignità della professione forense e della sua funzione sociale, mi impegno ad osservare con lealtà, onore e diligenza i doveri della professione di avvocato per i fini della giustizia ed a tutela dell’assistito nelle forme e secondo i principi del nostro ordinamento”

Dal punto di vista formale e burocratico l’avvocato deve effettuare l’iscrizione alla Cassa Forense, e finalizzare il pagamento dei relativi contributi.
Per i primi due anni i contributi prevedono un calcolo in misura agevolata.

Successivamente può iscriversi al Consiglio dell’ordine degli Avvocati della propria circoscrizione, che fornisce a tutti gli effetti l’abilitazione per poter esercitare la professione e partecipare alle udienze.

I requisiti per poter effettuare l’iscrizione sono i seguenti:

  • Essere cittadino italiano o di Stato appartenente all’Unione Europea
  • Aver superato l’Esame di Stato per avvocato
  • Avere il domicilio professionale nella circosrizione del tribunale dove ha sede il Consiglio dell’Ordine
  • Godere del pieno esercizio dei diritti civili
  • Non trovarsi in una delle condizioni di incompatibilità definite dall’articolo 18
  • Non essere sottoposto all’esecuzione di pene detentive, misure cautelari o interdittive
  • Non aver riportato condanne
  • Avere una condotta irreprensibile, in linea con i canoni previsti dal codice deontologico forense

L’ultimo passaggio da svolgere è l’apertura di una partita IVA.

È possibile diventare avvocato senza esame di abilitazione, ovvero esercitare la professione, soltanto nei seguenti casi:

  • Aver ricoperto il ruolo di professore universitario in materie giuridiche per 5 anni
  • Essere stato magistrato ordinario, militare, amministrativo o contabile
  • Aver ricoperto il ruolo di avvocato dello Stato

Come rimanere iscritti all’ordine degli avvocati

Ti ricordiamo che, secondo la disciplina vigente, per rimanere iscritti all’Albo gli avvocati è necessario dimostrare l’esercizio “effettivo, continuativo, abituale e prevalente” della professione, salve le eccezioni previste per i primi anni di attività.

In seguito ad una recente riforma anche la titolarità di una partita IVA attiva è diventata un requisito indispensabile per la permanenza nell’albo degli avvocati.

In sintesi, ecco quali sono i requisiti che bisogna possedere per dimostrare l’esercizio continuativo della professione:

  • Titolarità di una partita IVA attiva
  • Dimostrare l’utilizzo di locali e di un’utenza telefonica per lo svolgimento dell’attività professionale, anche in associazione con altri colleghi
  • Trattare un minimo di 5 affari all’anno: incarichi giudiziali e incarichi stragiudiziali come consulenze e pareri
  • Titolarità di un indirizzo di posta elettronica certificata (comunicato al consiglio dell’Ordine)
  • Partecipare ai corsi di aggiornamento professionale
  • Sottoscrivere una polizza assicurativa per la copertura della responsabilità civile determinata dall’esercizio della professione
  • Pagare regolarmente i contribuiti al Consiglio dell’Ordine
  • Corrispondere regolarmente i contributi alla Cassa di Previdenza Forense

Una piccola precisazione va fatta per il punto che prescrive i 5 affari all’anno.
Per aiutare i giovani, che in avvio di carriera non hanno l’autorevolezza che ha un avvocato che svolge la professione da anni, vengono fatti rientrare nel conteggio annuo anche gli incarichi assegnati da un altro avvocato, e non soltanto quelli conferiti direttamente dal cliente.

Con cadenza triennale il Consiglio dell’Ordine procede con le verifiche attraverso gli enti previdenziali.
L’attività di accertamento, che prevede la revisione degli albi, degli elenchi e dei registri, ha la finalità di verificare se permangono i requisiti per l’iscrizione.

Se dai controlli emergono requisiti mancanti, nei casi in cui non sussistono giustificati motivi, si procede con la cancellazione dall’albo.

Come creare una società tra avvocati

I requisiti elencati nel precedente paragrafo non devono essere posseduti necessariamente dal singolo avvocato.
Far parte di un’associazione professionale o di una società con altri professionisti consente di acquisire tali requisiti a livello collettivo.

Cerchiamo quindi di capire come costruire una società tra avvocati e sfruttarne i relativi vantaggi.

L’articolo 4 della Legge 247 del 2012 ‘Nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense’ consente agli avvocati di svolgere la professione, oltre che singolarmente, anche in forma associativa.

La professione forense può essere esercitata attraverso tre tipi di forme societarie, ossia società di persone, società di capitali e società cooperative.
In ognuno dei tre casi la denominazione sociale deve riportare l’indicazione ‘società tra avvocati’, in acronimo S.T.A.

Tutte le società sono riportate all’interno di un albo tenuto dall’Ordine territoriale della circoscrizione di riferimento.

I soci possono essere: avvocati, professionisti iscritti ad albi di altre professioni e soci di capitali.
Esiste tuttavia un limite per quanto riguarda il capitale sociale, che per i 2/3 deve provenire da avvocati iscritti all’albo e da professionisti iscritti al altri albi professionali.

Tale condizione, che prevede una quota di partecipazione dei soci di capitale non superiore ad 1/3 del capitale stesso, deve essere rispettata anche dopo la costituzione della società.
Nel caso in cui il requisito venga meno la società rischia lo scioglimento, e quindi la cancellazione dall’albo.

Esistono poi una serie di obblighi che riguardano l’organo di gestione.
Nello specifico: la maggioranza dei membri deve essere composta da soci avvocati; i componenti non possono essere estranei alla compagine sociale; i soci professionisti possono ricoprire la carica di amministratori.

Chiaramente, un incarico conferito alla società deve essere svolto esclusivamente dai soci che hanno i requisiti per poter svolgere quella specifica prestazione professionale.
Resta comunque fermo il ‘principio della personalità’ secondo il quale il professionista che ha svolto l’incarico è solidalmente responsabile con la società ed eventualmente con gli altri soci.

Il rispetto del Codice deontologico forense si pone alla base dell’operato della STA.

Motivazioni per diventare e fare l’avvocato

Concludiamo il post con un presupposto fondamentale per intraprendere la carriera da avvocato.

Come avrai sicuramente capito si tratta di un percorso piuttosto lungo, sia per ciò che concerne la formazione e sia per ciò che riguarda la realizzazione professionale.
Ecco perché la motivazione è fondamentale per riuscire a raggiungere buoni risultati in tempi più o meno brevi.

Il punto di partenza è quindi un’ambizione chiara e ben definita, dettata da una forte passione verso il mondo del diritto e delle professioni forensi.
Ognuno poi, a seconda delle personali attitudini ed esigenze, può essere spinto da leve motivazionali diverse, che possono essere economiche o di altra natura.

Ora che hai le idee più chiare su come diventare avvocato non ti resta che rimboccarti le maniche e iniziare il tuo percorso verso una carriera forense di successo.
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