Unicusano Basket, intervista ad Andrea Monteleone: a Canestro passando dalle Aule Studio

Da Marsala all’UniCusano via Varese e Legnano: i pensieri di Andrea Monteleone a Radio Cusano Campus da Massimiliano “Max” Cannalire.

Sport Academy”, trasmissione quotidiana che va in onda su Radio Cusano Campus ogni giorno dalle 18 alle 20, è andata ancora una volta, a canestro. E lo ha fatto con uno degli studenti dell’UniCusano facenti parti della neonata formazione di Basket, l’orgoglioso siciliano Andrea Monteleone.

L’intervista fatta con il giovanotto proveniente dal Meridione è stata l’occasione per parlare del rapporto tra chi passa delle ore sui libri e le attività motorie, e più specificamente della relazione tra i libri e i canestri.

Intervista ad Andrea Monteleone

Qual è stato il tuo percorso, a livello giovanile e di prima squadra, nel mondo della pallacanestro?

“Ho iniziato a circa 6/7 anni, e poi a 19, grazie al manager Ferri, nel 2012 avevo una “promessa” con la Montepaschi Siena”.

Partendo dalla Sicilia…

“Esatto”.

Da dove, esattamente?

“Marsala. La Montepaschi purtroppo fallì e trovai spazio nell’Under 23 della Pallacanestro Varese, per due anni”.

Sei andato a Varese per motivi ulteriori, tipo trasferimento di un familiare per lavoro, o solo per il Basket?

“No, per il Basket, poi ho avuto problemi fisici e ho dovuto accettare un’offerta di Serie D, a Legnano. Un relazione durata sei mesi poi ho dovuto abbandonare”.

Hai ricominciato da poco, con l’UniCusano. Adesso c’è la squadra determinata e grintosa, che ha cominciato quest’estate, all’aperto. Quali sensazioni hai avuto a Varese, società non qualsiasi, nella Pallacanestro?

“A livello di traguardi ed obiettivi devi discutere tutto ad inizio stagione. Devi confermare quello che hai promesso ed il Basket è una cosa seria. Lottavo ogni settimana, per avere quei 5 minuti in più, attraverso allenamenti costanti”.

Come hai fatto, partendo da Marsala, a far capire la tua pallacanestro a Varese, o a Legnano, realtà assai distanti?

“Il basket lo devi sapere interpretare, e più partite fai e meglio è. Ti aiuta a migliorare in tanti aspetti; più fiducia della squadra, da parte dell’allenatore, parlando il meno possibile”.

Mettersi in un gruppo significa mettersi in gioco ogni giorno, sotto ogni punto di vista. Difficile abbinare lo studio, con lo Sport?

“Anche a Varese studiavo e l’abitudine non l’ho persa. Un giusto equilibrio mentale ti aiuta. Lo studio è importante e anche la Pallacanestro, come valvola di sfogo”.

Che ti hanno detto a casa, quando hai detto “Mamma, Papà, vado a Varese!”?

Papà era felicissimo perché comunque ha due lauree, ed una l’ha ottenuta in Scienze Motorie, capendo bene la situazione sportiva. Mamma era un po’ contraria, ma si è fatta una ragione e sa che ho dato tutto, per la Pallacanestro”.

Come sta andando, a livello di lavoro collettivo?

“Ho visto tanti miglioramenti. Ci sta, avere un gruppo nuovo e qualche incomprensione, non conoscendo i giocatori, e devi adattarti. Il Basket è gruppo e man mano si migliorerà”.