Unicusano, il Rettore Fortuna spiega a Repubblica questa fantastica realtà

migliore università telematica

Esami facili, magari da copiare agevolmente grazie alla tecnologia, commissioni di vigilanza compiacenti, ricercatori fantoccio: questo, in sintesi, il contenuto di un articolo redatto da Repubblica qualche giorno indietro sull’Università Niccolò Cusano, dati alla mano una tra le più strutturate e frequentate (10.000 iscritti) università telematiche italiane. Un pezzo, insomma, in cui si dipingeva questa realtà come una sorta di scorciatoia da prendere nel viaggio che ha come meta quel tanto agognato titolo di studio chiamato laurea.
Ma è davvero così?

“Assolutamente no, è un pregiudizio che non ha senso. C’è ancora effettivamente un gap con alcune realtà europee, ma questo riguarda tutto il nostro sistema universitario”. A parlare, intervistato proprio da Repubblica,  è Fabio Fortuna, professore ordinario di economia aziendale con un passato negli atenei convenzionali e ora rettore della Unicusano.

In alcuni vostri poli esterni del centro sud sembra che ci sia un controllo più blando delle commissioni di vigilanza durante gli esami. E’ così?
“Non ci risulta. La modalità con cui si svolgono è rigorosa ed è mutuata direttamente da quella dei concorsi pubblici: la commissione è fatta da professori inviati dalla sede centrale di Roma o da altre persone che noi riteniamo idonee. Per alcuni poli bastano due soggetti, in altri ne mandiamo tre”.

Però è vero che spesso i docenti mandati non sono quelli che trattano la materia dell’esame.
“Sì, ma essendo prove scritte, quello che conta è la vigilanza. E’ importante poi che sia la stessa commissione a correggere le prove qui a Roma”.

Il vostro docente “deluso” segnalava troppi casi di testi d’esame copiati. Perché?  
“A noi non risultano anomalie. Per esperienza trentennale, però, posso dire che anche la vigilanza più ferrea può avere delle falle che non dipendono dalla volontà del vigilante. Chi viene beccato a copiare in flagranza, viene allontanato. Ogni professore poi risponde a criteri deontologici e se si trova di fronte a un compito palesemente copiato valuta in autonomia cosa fare. I nostri esami non sono più facili rispetto a quelli che delle università convenzionali, nessuno ha richiesto ai nostri docenti di essere indulgenti”.

Altra contestazione: i ricercatori da voi sono relegati a un ruolo di tutor degli studenti.
“Andate a controllare la classifica dell’Anvur sulla qualità della ricerca: la Unicusano è la prima telematica in lista, al sessantesimo posto. Nonostante siamo nati nel 2006 siamo avanti rispetto ad altri Atenei convenzionali. È la legge Gelmini che permette ai ricercatori di svolgere anche la didattica, ma è una scelta discrezionale del singolo, non lo obblighiamo noi”.

Basta una dispensa di un centinaio di pagine per superare un esame da dieci crediti?
“I manuali e i libroni da studiare ci sono anche da noi. Se però uno studente segue le video-lezioni e scarica tutto il materiale dalla piattaforma multimediale, è come se frequentasse un corso convenzionale, dunque in sede d’esame riesce meglio. Ripeto: è diversa la modalità di erogazione dei contenuti, ma non si può dire, a priori, che uno studente di una telematica abbia un livello di preparazione inferiore rispetto agli altri. È un paragone fuorviante. La telematica non significa meno concetti e nozioni”.

Sembra tutto rose e fiori, eppure il confronto con le telematiche europee ci vede molto indietro. Cosa bisogna migliorare?
“In Italia sono nate da poco, nel 2006, dobbiamo avere il tempo di crescere. I progressi ci ne sono stati. La strada è quella giusta, ma bisogna potenziare la ricerca e aumentare la parte di insegnamento tradizionale: già adesso stiamo affiancando alle lezioni online sempre di più i corsi in loco, nel nostro Campus”.