Pandemia emozionale e long covid della mente: lo studio sull’effetto della pandemia sulla salute mentale degli italiani

La nuova infografica di Unicusano sulla salute mentale degli italiani analizza gli effetti psichici della pandemia sulla popolazione: ogni 5 persone 1 presenta disturbi post-traumatici.

Depressione, stati d’ansia generalizzati, insonnia e disturbi dell’umore: sono questi i sintomi e le conseguenze di quella che gli esperti identificano come “Pandemia Emozionale”, un vero e proprio stato psichico invalidante, figlio di paure, preoccupazioni, angosce e incertezze causate dall’arrivo – e la conseguente diffusione – del Covid-19.

A pagarne le conseguenze – secondo i dati raccolti da Unicusano, derivanti dagli studi più rilevanti del settore – sono donne, bambini, adolescenti, operatori sanitari e guariti dal virus. Ma anche i familiari di chi ha contratto la malattia ed è deceduto a causa di questa, chi ha perso il lavoro o chi ha incassato il colpo dei danni subìti alla propria attività. Il covid-19 non ha trovato ostacoli sul suo cammino, ripresentandosi, di ondata in ondata, con un carico sempre maggiore di conseguenze psicologiche con cui oggi più del 31% degli italiani si trova a fare i conti.

Solo nel periodo del primo lockdown, secondo uno studio condotto dall’Istituto Superiore di Sanità, i sintomi depressivi nella popolazione sono aumentati del 6,1% rispetto al biennio 2018-2019. In 86 giorni l’Italia ha assistito ad un aumento dei casi di disturbi post-traumatici del +132%; un numero preoccupante che, già dagli albori della malattia, ha attirato l’attenzione degli esperti, attivando un campanello d’allarme che si è rivelato quanto mai profetico.

Dato interessante è quello che riguarda il primo anno di pandemia, in cui emerge come la percentuale di stati depressivi sia aumentata o diminuita al variare dei tassi di positività annunciati dai media tramite bollettino. Se nel maggio e giugno del 2020, a seguito della revoca del blocco, il tasso è sceso al 4,4%, in luglio e agosto dello stesso anno, al risalire dei contagi e all’avvicinarsi di nuove restrizioni, lo stesso è aumentato fino all’8,2%.

A camminare di pari passo con i nuovi o gli esacerbati stati psichici è stato anche l’uso degli psicofarmaci, aumentato esponenzialmente dopo il primo lockdown con effetti di rimbalzo importanti durante le varie ondate. Secondo quanto analizzato dal Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Humanitas University, il 14% degli italiani intervistati ha iniziato ad assumere, ex novo, ansiolitici e/o sonniferi e il 10% antidepressivi. Chi già faceva uso di questi farmaci si è trovato costretto ad aumentarne il dosaggio.

Si stima che il 10% della popolazione abbia avuto almeno un attacco di panico per la prima volta nella vita.

Se iperallerta, ipocondria, perdita del desiderio di contatto con il mondo esterno, disattivazione dello stimolo del “cervello sociale” (quello, cioè, che induce un individuo a socializzare) e attacchi di panico sono i sintomi più comuni tra gli adulti, gli adolescenti e i pre-adolescenti soffrono per il 48% di disturbi post-traumatici quali, tra i tanti, stanchezza (31%), irritabilità (16%), disorientamento (14%), apatia (13%) ed esaurimento (12%).

È da parte di questi ultimi che arriva la richiesta d’aiuto più preoccupante, per episodi di autolesionismo, ideazione suicidaria (tentato suicidio o suicidio) e disturbi del comportamento alimentare.

Un quadro puntuale, quello prodotto da Unicusano, con un’infografica che racchiude in modo chiaro, tutti gli studi più autorevoli condotti, ad oggi, sullo stato della salute mentale degli italiani post Covid-19.

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