Laurea in lingue e mediazione linguistica: sbocchi professionali

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Il conseguimento di una laurea in mediazione linguistica apre a sbocchi lavorativi gratificanti e interessanti sia da un punto di vista economico che umano e personale.

Sappiamo bene che il mondo in cui viviamo diventa sempre più globalizzato.
Sappiamo anche che conoscere una o più lingue straniere significa ampliare notevolmente gli orizzonti occupazionali.
Conoscere le lingue diventa fondamentale sia per socializzare nei vari ambiti di vita quotidiana e sia per lavorare.

Al giorno d’oggi riuscire a comunicare in maniera efficace con persone o gruppi di culture e lingue diverse è un’esigenza che può nascere in qualsiasi ambito professionale.
Ecco perché in questo post analizzeremo nel dettaglio una figura professionale sempre più richiesta sul mercato del lavoro: il mediatore linguistico.

Nel corso dei prossimi paragrafi analizzeremo la facoltà di mediazione linguistica e gli sbocchi lavorativi.

Cos’è la mediazione linguistica

Il termine mediazione, a seconda del contesto in cui viene utilizzato, può assumere accezioni diverse.
Si parla quindi di: mediazione civile, applicata alle controversie afferenti il diritto; mediazione familiare, applicata nelle relazioni tra i coniugi in fase di divorzio; mediazione didattica, relativa ai processi di apprendimento; mediazione internazionale, applicata in ambito commerciale/economico tra due o più paesi. E ancora, mediazione sociale, mediazione penale, mediazione organizzativa…

In questo post ci focalizzeremo sulla ‘mediazione linguistica’; cercheremo di analizzare il concetto per capire in quali ambiti viene applicata, a cosa serve e quali sono i percorsi di studio per diventare esperti in materia.

Partiamo da una definizione; nello specifico dalla spiegazione fornita dal sito di Wikipedia, che riportiamo di seguito:

“La mediazione linguistica è un processo di comunicazione tra due o più parti il cui codice non sia condiviso. Al fine di conciliare le parti è pertanto necessario l’intervento di un ulteriore soggetto, detto appunto mediatore.”

In altre parole, si tratta del processo di traduzione e interpretazione effettuato da una lingua all’altra per permettere la comunicazione tra due persone che parlano lingue differenti e provengono da culture diverse.

Il processo di traduzione viene effettuato da una terza persona, una figura che viene definita interprete o traduttore.

È importante precisare che la mediazione linguistica rientra in un concetto di traduzione più ampio rispetto a quello strettamente lettarario.
Per comprendere meglio potremmo dire che la mediazione, pur partendo da una traduzione, è finalizzata a interpretare. Il processo tiene quindi conto del background culturale dei soggetti che mette in comunicazione.

Chi è e cosa fa il mediatore linguistico

Passiamo ora ad analizzare il profilo esperto di mediazione linguistica ovvero il mediatore linguistico.

Come suggerisce la stessa parola il mediatore media tra soggetti provenienti da culture diverse; il suo ruolo è quello di permettere la comunicazione tra due realtà che altrimenti non riuscirebbero a comprendersi.

Il profilo, oltre a conoscere perfettamente l’italiano, o comunque la sua lingua madre, conosce anche una o più lingue straniere.
La conoscenza in questione non riguarda soltanto le regole grammaticali della lingua ma anche la cultura a cui essa è legata e dalla quale proviene.
Nel know how di un professionista rientrano conoscenze che riguardano le usanze e le tradizioni del Paese a cui fa riferimento la lingua da tradurre.

Il mediatore liguistico funge da ponte in tutte quelle situazioni in soggetti che parlano lingue differenti hanno bisogno di comunicare, in maniera efficace.
Ecco quindi che il professionista esperto di mediazione interviene, svolgendo il ruolo di tramite, ad esempio tra docenti e alunni, tra medici e pazienti, tra giudici e imputati.

Differenze tra mediatore, interprete e traduttore

Per rendere una panoramica completa in merito al concetto di mediazione è fondamentale chiarire le differenze che esistono con la traduzione e l’interpretariato.

Le figure del mediatore, dell’interprete e del traduttore vengono spesso confuse; i termini vengono utilizzati come sinonimi per indicare una medesima professionalità.

Per quanto tutte e tre i profili partano da una conoscenza delle lingue straniere, essi svolgono attività differenti.

Il traduttore è colui il quale si occupa di tradurre testi scritti da una lingua all’altra.

L’interprete si occupa comunque di traduzioni, ma a differenza del precedente profilo egli traduce conversazioni orali.

Per nessuna delle due professionalità è quindi richiesta la conoscenza della cultura relativa alla lingua tradotta.

Come accennato in precedenza il mediatore svolge un lavoro diverso, incentrato su una mediazione che presuppone una conoscenza approfondita degli elementi culturali, inclusi usi, costumi e abitudini caratterizzanti il Paese e la relativa lingua.

Facoltà di lingue: mediazione linguistica o lingue e letteratura?

Per chi desidera lavorare nel mondo delle traduzioni, dell’interpretariato o nello specifico della mediazione linguistica è necessario, innanzitutto, imparare una o più lingue straniere.

Il corso di laurea triennale rappresenta il punto di partenza ideale per acquisire le basi per una buona padronanza della lingua.

Di seguito analizzeremo nel dettaglio due corsi di laurea triennale afferenti all’area linguistica, ma che nel contempo approfondiscono anche gli elementi culturali delle lingue studiate: il corso di laurea in Lettere e culture moderne (L11) e il corso di laurea in Mediazione linguistica (L12).

In particolare cercheremo di mettere in evidenza le differenze tra L11 e L12 attraverso una panoramica dei programmi di studio.

Concluderemo con un elenco dei corsi magistrali più indicati per specializzare la formazione triennale.

Corso di laurea in Lettere e culture moderne

 Il corso di laurea triennale in ‘Lettere e culture moderne’ garantisce allo studente una preparazione di tipo multidisciplinare sia per quanto riguarda le lingue che le culture straniere.

Il programma mira a fornire una buona padronanza, sia scritta che orale, di due lingue straniere, integrata da un’approfondita conoscenza del relativo patrimonio culturale.

Si parte dall’approfondimento della lingua italiana per arrivare allo studio della cultura letteraria e linguistica.

Completano il programma competenze inerenti i principali strumenti informatici e della comunicazione telematica.

Corso di laurea in Mediazione linguistica

Il corso di laurea in Mediazione linguistica si focalizza sullo studio delle lingue alle quali si aggiungono una serie di focus sulle tecniche di traduzione e interpretariato.

L’obiettivo del triennio è fornire una preparazione di livello avanzato e approfondito relativamente alla lingua italiana, sia scritta che orale, alla quale si aggiunge una solida base, linguistica, culturale e letterale in due lingue straniere.

Il piano di studi prevede inoltre insegnamenti relativi ai campi economico, giuridico, storico, politico e geografico.

Il programma è quindi strutturato per garantire allo studente le competenze e le conoscenze fondamentali per operare nel settore della mediazione linguistica e interculturale.

In molti si domandano se con la laurea triennale in mediazione linguistica si può insegnare ovvero se è possibile accedere ai concorsi.
Purtroppo però, trattandosi di una triennale non è possibile accedere a nessuna classe di insegnamento.
Chi desidera diventare insegnante deve necessariamente proseguire gli studi e conseguire un titolo magistrale, con il quale è possibile accedere ai concorsi.

Le magistrali

La triennale, come già precisato nel precedente paragrafo, permette di acquisire una buona padronanza sia scritta che orale delle lingue straniere, alla quale si aggiunge una preparazione afferente l’attività di mediazione linguistica.

Si tratta comunque di una formazione che potremmo definire ‘di base’, che può essere completata, ulteriormente approfondita e specializzata, attraverso un corso di laurea magistrale.

Tra gli indirizzi che rappresentano l’ideale proseguimento degli studi per chi ha già conseguito una triennale in mediazione linguistica rientrano i seguenti corsi:

  • Lingue e letterature dell’Africa e dell’Asia (LM 36)
  • Lingue e letterature moderne europee e americane (LM 37)
  • Lingue e letterature moderne per i servizi culturali (LM 38)

Un’ulteriore possbilità di specializzazione è rappresentata dai master post-laurea, di primo e secondo livello, afferenti la materia ‘mediazione’.

Al di là di quella che può essere la formazione e la specializzazione accademica, per un professionista qualificato è importante il confronto diretto con la cultura del Paese cui appartiene la lingua studiata.

Un’esperienza di vita, scolastica, familiare o professionale, nel Paese di riferimento è importante per imparare una lingua straniera, ma soprattutto per comprendere alcune sfaccettature, ed elementi culturali,  che attraverso lo studio della grammatica non è possibile carpire.

Opportunità lavorative: mediazione linguistica e sbocchi

L’aumento della richiesta di mediatori è determinato dal fenomeno della globalizzazione, che dilaga oggi in ogni ambito di vita, sia sociale che scolastico, professionale e politico.

L’esigenza di accorciare le distanze tra i paesi e le relative culture e lingue determina numerose opportunità occupazionali per i profili specializzati.

I lavori che si possono svolgere con una laurea in mediazione linguistica riguardano i contesti operativi sia nazionali che internazionali, pubblici o anche privati.

A seconda delle ambizioni e delle opportunità, un professionista può operare come dipendente oppure come libero professionista.

Nello specifico, il mediatore linguistico e culturale può lavorare all’interno di scuole, ospedali, aziende, tribunali, servizi sanitari.

I contesti in cui trova più facilmente impiego sono quelli in cui viene facilitata l’integrazione degli immigrati nella società che li accoglie. Un’integrazione intesa nel senso più ampio del termine, per cui sociale, scolastica e professionale.

Ciò significa che per svolgere al meglio il proprio lavoro il mediatore deve conoscere i servizi offerti dal contesto in cui vive, in maniera tale da offrire una ‘consulenza’ e un supporto efficaci per una più rapida integrazione.

Il mediatore funge inoltre da ponte nella comunicazione e nell’interazione tra gli stranieri e gli operatori sociali.

Tra le opportunità più allettanti nell’ottica di una carriera ‘prestigiosa’ rientra la mediazione nell’ambito dei rapporti internazionali intrattenuti da imprese, enti e organizzazione politiche.

In sintesi, gli sbocchi lavorativi della mediazione linguistica si concretizzano nella Pubblica Amministrazione, nel turismo, nelle aziende import-export, nelle agenzie editoriali, nel settore del giornalismo, nei servizi socio-educativi.

Ora hai una panoramica più chiara della professionalità del mediatore linguistico per cui se la tua passione sono le lingue e ti affascina l’attività di mediazione non devi fare altro che individuare il percorso di studi più adatto alle tue aspirazioni professionali e iniziare a formarti e specializzarti.

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