Come fare un’intervista: tutti i passaggi da effettuare

come fare un'intervista

Come strutturare un’intervista è una domanda che tutti gli studenti si pongono a un certo punto del loro percorso universitario. Dopo la scelta di una tesi sperimentale, per esempio, arriva il momento in cui si deve procedere alla raccolta del materiale.

Per poter dare corpo alla tesi di qualsiasi corso di laurea è necessario raccogliere dati e informazioni con sondaggi, analisi ed esperimenti. Uno degli approcci migliori per fare un buon lavoro è porre le domande giuste agli esperti di un dato settore.

Acquisire un buono metodo per preparare e condurre un’intervista consente di avere materiale di qualità, valido ai fini della costruzione della tesi e non solo.

La prima fase preparatoria, per esempio, è importante tanto quanto il momento in cui bisogna porre le domande all’intervistato.

La guida qui di seguito è suddivisa in step, dalla fase iniziale a quella finale con tutti i consigli utili per realizzare interviste a prova di relatore e non soltanto.

Come iniziare un’intervista: la fase di preparazione

Come strutturare un’intervista? Partendo dalla pre-intervista. In questa fase la ricerca è già stata avviata. Si dovrebbero avere già a disposizione un certo numero di informazioni sull’argomento da trattare. Le domande, infatti, avranno lo scopo di ampliare, approfondire, confutare o smentire i dati di cui si dispone.

Il primo passaggio preparatorio consiste nell’individuazione dell’intervistato. Bisogna scegliere le persone giuste in relazione allo scopo del proprio elaborato (tesi, saggio, articolo, sondaggio  e così via) e bisogna conoscerle in anticipo. Presentarsi davanti all’intervistato sapendo poco o nulla di lui, non facilita il lavoro. È bene sempre informarsi sull’intervistato in modo da organizzare al meglio le domande. Superato questo primo passaggio, si può procedere con gli altri step della pre-intervista.

Domande per un’intervista: l’importanza della scaletta

Esistono diversi tipi di interviste: semi strutturate, non strutturate e strutturate. Le prime prevedono una traccia contenente solo alcune domande, riguardanti soprattutto i temi assolutamente da trattare. L’intervista strutturata, invece, presuppone una scaletta con tutte le domande ben congegnate. Infine, l’intervista non strutturata prevede solo la definizione del tema centrale, con la libertà di far emergere le domande dalla chiacchierata con l’intervistato.

La cosa migliore, però, è costruire una scaletta con un po’ di domande, ma senza focalizzarsi troppo su una tipologia di intervista specifica. Per evitare di ritrovarsi con un risultato insoddisfacente è bene avere delle domande pronte e, allo stesso tempo, lasciarsi la possibilità di aggiungerne di impreviste in corso d’opera.

Uno di vantaggi derivanti da questo approccio è il seguente: tenere sotto controllo l’ansia. Può capitare di essere nervosi o agitati e avere tutte le domande a disposizione permette di superare il momento di difficoltà. Non solo, consente anche di tenere sotto controllo tutti gli argomenti da approfondire, senza rischiare di perdersi qualcosa per strada.

L’intervistato va informato in anticipo sull’argomento

È buona prassi informare l’intervistato sul tema dell’intervista in modo da permettergli di prepararsi prima dell’incontro. Non è strettamente necessario, ma è possibile anche inviare la scaletta in anticipo. Di solito, questa prassi si adotta su richiesta dell’intervistato stesso.

domande per un'intervista

Credits immagine: Gustavo Frazao/DepositPhoto.com

Il luogo dell’intervista è importante

Come iniziare un’intervista con il piede giusto? Scegliendo con cura il luogo in cui si svolge. La scelta dell’ambientazione dipende dal tipo di intervista. Se si tratta di argomenti riguardanti la sfera personale o intima, meglio un posto privato, tranquillo e senza tante persone intorno. In questo modo l’intervistato può mettersi a suo agio e parlare con serenità.

Se si tratta, invece, di un’intervista professionale su tematiche di lavoro, è possibile anche scegliere una caffetteria o comunque un luogo piacevole, che possa rappresentare una sorta di pausa per l’intervistato e predisporlo a concedere un po’ del suo tempo. Infine, se si tratta di  un accademico, si può proporre il suo studio per semplificare l’organizzazione dell’intervista stessa.

Come strutturare l’intervista: domande ed esempi

La prima cosa da fare è mettere a proprio agio l’intervistato. Non tutti sono abituati a rilasciare interviste. È fondamentale mettersi nei panni dell’altra persona per consentirgli di sentirsi tranquilla. L’obiettivo è far sì che l’intervistato si senta invogliato a rispondere e non finisca per glissare, dare risposte frettolose, tagliare corto o giudicare inutile l’incontro.

Le prime domande devono essere semplici

Più l’argomento è complesso e più le domande iniziali devono essere semplici. L’intervistato deve arrivare gradualmente ai quesiti più complicati. Al contrario iniziare con le domande più ostiche fa sì che si alzi una barriera.

Bisogna impostare uno scambio reale

Le interviste botta e risposta non funzionano molto per la raccolta di materiale efficace. È bene dialogare con l’intervistato e costruire uno scambio reale, anche se questo comporta qualche piccolo deragliamento dalla scaletta.

Intervista: le tipologie domande

Ci sono diversi tipi di domande che si possono porre a seconda dell’obiettivo da raggiungere:

  1. domande chiuse – prevedono come risposta solo un sì e un no e consentono di raccogliere poche informazioni
  2. domande aperte – si tratta dei quesiti che favoriscono la raccolta di tante informazioni. Sono le classiche domande introdotte da: come? dove? che cosa? chi? quali? perché? e così via
  3. domande tendenziose – sono i quesiti in cui all’interlocutore viene implicitamente suggerita la risposta. Potrebbero essere introdotte da espressioni come È vero che…? Andrebbero poste con il contagocce perché non forniscono informazioni reali, in quanto la risposta è influenzata dal tipo di domanda

Cosa non fare durante un’intervista

Non bisogna imparare solo come strutturare un’intervista, ma anche cosa evitare per non influenzarne negativamente l’andamento:

  • gli argomenti delicati non vanno affrontati in modo diretto
  • le domande poco focalizzate sull’argomento o troppo lunghe andrebbero evitate
  • le risposte non vanno commentate mostrando delusione, disappunto o disaccordo
  • non bisogna essere  troppo insistenti o pilotare/suggerire le risposte
  • è bene evitare i propri giudizi sull’argomento. È l’intervistato a doversi esprimere e non l’intervistatore

Infine, sarebbe bene ringraziare sempre l’intervistato perché sta concedendo gratuitamente il suo tempo. 

Intervista strutturata: un esempio

L’intervistato è un consulente che ha introdotto in un’azienda una serie di iniziative per aumentare il benessere dei lavoratori:

  1. mi racconta la sua visione del benessere sul posto di lavoro?
  2. come crede che il benessere incida sul rendimento dei lavoratori?
  3. cosa si può fare in concreto per aumentare il grado quotidiano di soddisfazione dei lavoratori?
  4. quali sono stati i primi interventi a cui ha pensato e perché?
  5. come ha misurato il benessere dei lavoratori prima e dopo gli interventi migliorativi?

Come gestire la fase finale: il post intervista

Durante il colloquio bisogna sempre chiedere gentilmente l’autorizzazione alla registrazione. In questo modo si procede a una semplice trascrizione delle risposte. Si tratta di un compito che può portare via diverso tempo e risultare pesante, soprattutto quando le interviste sono tante e lunghe. Ci sono dei consigli da seguire per rendere più agevole il lavoro.

Trascrizione dell’intervista rallentando la traccia

La cosa più noiosa della trascrizione è dover stoppare di continuo, soprattutto se l’intervistato parla molto velocemente. La maggior parte dei lettori audio dei computer ha una funzione che consente di rallentare la traccia. In questo modo non bisogna fermare di continuo la registrazione e ricominciare.

Le interviste andrebbero rielaborate

Dopo aver riascoltato un’intervista ci si rende subito conto di quanto l’intervistato abbia divagato e aperto parentesi. Questo significa che parte del materiale potrebbe essere accantonato. Il registrato, tra l’altro, va anche rielaborato nei passaggi meno chiaro in modo da renderlo più comprensibile. Non ci si può cioè limitare a trascrivere parola per parola le risposte dell’intervistato.

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