Cos’è il doping: quello che c’è da sapere

cos'è il doping

Cos’è il doping, in cosa consiste e perché e cosi importante conoscere la tematica per lavorare nell’ambito dello sport?

Nel post affronteremo l’annosa e antica problematica, partendo dalla definizione e dal significato/traduzione del termine.

Passeremo a rassegna, brevemente, il percorso storico attraverso il quale si è sviluppato il fenomeno e le motivazioni che spingono gli atleti a ricorrere a metodologie di miglioramento scorrette e illecite.

Concluderemo l’articolo con l’indicazione di un percorso post-laurea di specializzazione adatto ai vari profili che operano, o che intendono operare, nel settore dello sport a livello agonistico, e nel quale ovviamente è presente la questione ‘doping’.

Definizione

Secondo la definizione fornita da Wikipedia:

“il doping (in lingua italiana drogaggio) consiste nell’uso di una sostanza o di una pratica medica a scopo non terapeutico, ma finalizzato al miglioramento dell’efficienza psico-fisica durante una prestazione sportiva (gara e/o allenamento), sia agonistica sia non agonistica, da parte di un atleta”

Nel senso più ampio del termine si tratta quindi di un comportamento sleale e scorretto che allarga il significato ai concetti di imbroglio, truffa, inganno.

Un po’ di storia

Ora che sappiamo per grandi linee cos’è il doping è d’obbligo approfondire con un sintetico excursus storico, partendo dalle informazioni presenti sul sito dell’enciclopedia online Wikipedia.

La parola ‘doping’ viene introdotta nell’ambito dell’ippica nel 1889, in America del Nord, con riferimento a un mix di oppio, tabacco e narcotici somministrato ai cavalli da corsa per migliorarne resistenza e prestazioni.

Il termine deriva dal verbo ‘to dope’ la cui traduzione in italiano risulta essere: drogare, narcotizzare, somministrare sostanze stupefacenti o eccitanti.

La problematica inizia a destare interesse già nell’antichità, al tempo dei Giochi Olimpici della Grecia classica, quando gli atleti assumevano decotti e preparati a base di piante e funghi dalle proprietà ‘particolari’ per aumentare la resistenza.

Stesso discorso per gli Antichi Romani, che associavano differenti tipologie di carni, a seconda della disciplina, a sostanze stimolanti.

I guerrieri della mitologia nordica si affidavano a decotti preparati con un fungo alcaloide, dotato di eccellenti proprietà stimolanti; in America del Sud si utilizzava una miscela a base di coca, matè  e guaranà; in America del Nord dilagava il peyote, una pianta succulenta contenente la mescalina (sostanza psicotropa stupefacente); in Africa la miscela dopante era composta per lo più da foglie di cola, sostanze stimolanti e alcol.

Per quanto le origini della tematica siano piuttosto datate, dietro l’assunzione di sostanze dopanti si ‘celavano’, allora come oggi, differenti finalità: aumentare la massa muscolare, diminuire la percezione del dolore e della fatica, modificare rapidamente il peso.

Il 1960, anno in cui durante le Olimpiadi di Roma muore il ciclista danese Jensen, viene identificato come il periodo storico nel quale parte ufficialmente la lotta alle sostanze dopanti assunte dagli atleti.

Nel 1966 la federazione internazionale del ciclismo (UCI) e la federazione calcistica internazionale (FIFA) introducono, nell’ambito delle rispettive competizioni, i test anti-doping.
Nel 1967 il Comitato Olimpico Internazionale istituisce una commissione medica, preposta ai controlli e alle analisi, e definisce una lista di sostanze dopanti, illecite e proibite.

Un altro passo importante, tendente verso un agonismo sano, si registra nel 1988, quando il corridore Ben Johnson risulta dopato durante le Olimpiadi di Seoul.
A seguito di tale evento le autorità competenti istituirono l’agenzia internazionale WADA (World Anti-Doping Agency) autrice del Codice Mondiale Antidoping, successivamente sottoscritto dalle varie federazioni sportive.

Doping nello sport

Attualmente i controlli sugli atleti sono serratissimi, ma non mancano tuttavia casi in cui risulta evidente l’assunzione di sostanze illecite e non consentite dai regolamenti.

Nello sport si parla di doping quando nell’organismo dello sportivo viene rilevata la presenza di sostanze vietate e/o proibite, assunte con l’intento di modificare in maniera artificiosa la performance agonistica.

Nell’ambito sportivo il doping rappresenta un’infrazione dei regolamenti e della legislazione penale italiana; è contrario ai principi di correttezza e ai valori morali e culturali insiti in tutte le attività sportive praticate a livello agonistico e non.

Da non sottovalutare i rischi per la salute; l’assunzione di sostanze dopanti, assunte senza una vera e propria esigenza terapeutica, può risultare dannosa e provocare pericolosi effetti collaterali all’organismo, anche a distanza di tempo.

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Lavorare nello sport

La tematica rientra tra le materie inserite nel piano di studi del Master in Psicologia dello sport – sperimentazione attiva di tecniche psicomotorie applicate allo sport.

Il corso rientra nella proposta didattica, relativa ai percorsi di specializzazione post-laurea inerenti all’ambito sportivo, attivata dall’Università Telematica Niccolò Cusano.

Afferente alla facoltà di Psicologia, il Master Unicusano di primo livello si rivolge a giovani laureati e professionisti che intendono lavorare, o che già sono operativi, nell’affascinante mondo sportivo.

Il programma didattico è strutturato sulla base delle reali esigenze del mercato e comprende nel dettaglio l’approfondimento delle seguenti materie:

  • Psicologia dello sviluppo e attività sportiva
  • Sport individuale sport di gruppo
  • L’allenamento dello sportivo
  • Le abilità mentali dell’atleta
  • L’allenamento psicofisico
  • Educazione alla salute – Prestazione e doping – Approccio ‘ecologico’ all’attività sportiva

Il percorso di specializzazione apre a sbocchi occupazionali che rientrano nell’ambito di Enti, Federazioni, scuole calcio Figc e società sportive.

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