Loredana, la Judoka-psicologa è Campionessa Europea

Loredana, sport e formazione

Quando è la passione a veicolare ogni tuo sforzo ed ogni tuo singolo sacrificio, i percorsi che compierai saranno disseminati di difficoltà e ricchi di impareggiabili soddisfazioni. La vita, accademica, sportiva e professionale, di Loredana Borgogno può essere racchiusa in questa frase, perché al di là dell’impegno, dell’applicazione e del rigore che Loredana mette in tutto ciò che fa, è sempre la passione a rappresentare quell’elemento di svolta tra il desiderio di farcela e la certezza di avercela fatta. Loredana è fresca campionessa Europea di Judo categoria Master, solo l’ultima delle sue innumerevoli vittorie ottenute sul tatami, insegna la disciplina sportiva che più ama a grandi e bambini e, per essere sicura di avere l’approccio giusto all’insegnamento, ha deciso di laurearsi in Psicologia all’UniCusano, dove sta frequentando il biennio magistrale dopo aver conseguito la laurea triennale.

Loredana, la passione per il tatami contraddistingue la tua vita e pur essendo il Judo una disciplina molto impegnativa non hai mai rinunciato a formarti e a studiare per conseguire una laurea. Da dove nasce la necessità di fare Judo e quella di studiare?

“Il Judo rappresenta il mio amore a prima vista, ho iniziato a praticarlo da bambina, a nemmeno 8 anni. Ci tengo a sottolineare che il Judo non è solo uno sport ma una vera e propria disciplina e da qui nasce tutto il resto, la voglia continua di crescere anche a livello personale, di studiare, formarmi e migliorarmi. Tutto prende le mosse dal mio amore per il Judo”.

Non solo uno sport ma una disciplina. Ripartiamo da qui Loredana, la disciplina che ti ha insegnato il Judo è la stessa di cui ti servi quando studi, segui una lezione o prepari un esame?

“Certo, è esattamente lo stesso tipo di disciplina, quel fattore che ti porta naturalmente ad applicarti, a volerti migliorare e a farlo attraverso l’impegno e il sacrificio. L’unica differenza sta nel fatto che nello sport il miglioramento è fisico mentre nello studio è intellettuale, anche se negli anni ho imparato a capire che le due cose si compenetrano alla perfezione”.

Parlaci del tuo percorso accademico.

“Ho conseguito una laurea triennale in psicologia, poi ho frequentato un master in psicologia dello sport ed ora sto concludendo il biennio di specializzazione per conseguire la laurea magistrale. Sono assolutamente convinta che la recente vittoria del titolo europeo sia da addebitare alla mia preparazione universitaria, la gara l’ho vinta con la testa, con una fermezza che la mia avversaria non possedeva”.

Quando hai capito che avresti potuto portare avanti una carriera agonistica di alto livello senza rinunciare ad una formazione accademica di eccellenza?

“Mi sono accorta che avrei potuto farcela dopo i primi esami. Le capacità mentali che mi ha dato il Judo in questi anni mi hanno supportata nel percorso e credendo fermamente nelle mie qualità, man mano ho capito che ce l’avrei fatta”.

Quanto ti è stata utile la psicologia nel tuo lavoro di insegnante e allenatrice di Judo?

“La psicologia è semplicemente fondamentale. Quando insegno, soprattutto ai bambini, risulta essenziale conoscere le loro emozioni e le reazioni che hanno in base alle mie sollecitazioni. I cambiamenti che noto in loro durante l’arco dell’anno agonistico sono evidenti così come i miglioramenti, sia dal punto di vista sportivo che in fatto di capacità di fare gruppo, di integrarsi e di divertirsi insieme, indipendentemente dalle vittorie o dalle sconfitte che si maturano sul tatami”.