Corso di laurea per lavoratori: come laurearsi senza lasciare il lavoro
È davvero possibile laurearsi senza smettere di lavorare? La risposta è sì, ed è più concreta di quanto si pensi. Negli ultimi anni il numero di studenti lavoratori iscritti all’università in Italia è cresciuto in modo significativo: secondo i dati del MUR, oltre il 40% degli iscritti ai corsi di laurea svolge contemporaneamente un’attività lavorativa, e la quota aumenta tra chi sceglie le università telematiche. Riprendere gli studi da adulto, a 30, 40 o anche 50 anni, non è più un’eccezione: è una scelta sempre più diffusa, sostenuta da strumenti normativi precisi e da modelli didattici pensati per conciliare studio e lavoro.
Le università telematiche riconosciute MUR hanno reso possibile quello che fino a pochi anni fa sembrava complicato: ottenere una laurea legalmente valida senza rinunciare al proprio impiego, senza orari fissi e senza spostarsi ogni giorno. In questa guida trovi tutto quello che ti serve sapere: dalla normativa sui permessi studio agli strumenti pratici per organizzare il tempo, fino alle caratteristiche concrete della piattaforma Unicusano.
Laurea e lavoro insieme: è davvero possibile?
La domanda che si pone ogni lavoratore che vuole tornare a studiare è sempre la stessa: riuscirò a reggere il doppio impegno? La risposta dipende molto dalla scelta dell’università. Chi frequenta un ateneo tradizionale con lezioni in presenza si scontra quasi subito con l’incompatibilità degli orari. Chi sceglie invece un corso di laurea in modalità e-learning può costruire il proprio percorso accademico intorno alla propria vita lavorativa, e non il contrario.
Il profilo dello studente lavoratore è oggi molto eterogeneo: c’è chi vuole completare una triennale iniziata anni prima, chi punta a una magistrale per fare un salto di carriera, chi si laurea per la prima volta a 35 o 45 anni perché allora non era stato possibile. Laurearsi lavorando non significa studiare meno o ottenere un titolo di serie B: significa scegliere un percorso flessibile che porta allo stesso risultato, con modalità adatte a chi ha già obblighi e responsabilità.
Per chi lavora a turni, in trasferta o con orari irregolari, la flessibilità non è un optional: è la condizione indispensabile. Ed è esattamente su questo che si basa il modello delle università telematiche.
Permessi studio per lavoratori dipendenti: cosa prevede la normativa nel 2026
Molti lavoratori non sanno di avere diritto a permessi retribuiti per sostenere gli esami universitari. La normativa italiana prevede tutele specifiche per chi vuole conciliare studio e lavoro dipendente, sia nel settore privato che in quello pubblico.
Le 150 ore di diritto allo studio: come funzionano
Il principale strumento a disposizione dei lavoratori dipendenti è il permesso di 150 ore annue retribuite, previsto dalla maggior parte dei contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL). Questo istituto, nato con i contratti degli anni ’70, è stato nel tempo confermato e aggiornato dalla contrattazione collettiva. In pratica, il lavoratore iscritto a un corso di laurea può richiedere fino a 150 ore l’anno di permesso retribuito da dedicare alla frequenza di corsi o alla preparazione degli esami.
Per accedere alle 150 ore è necessario:
1. Verificare che il proprio CCNL le preveda. La maggior parte dei contratti del settore privato e tutti i principali contratti del pubblico impiego (comparto funzioni centrali, sanità, istruzione, enti locali) includono questo diritto. Alcuni contratti prevedono un monte ore diverso o condizioni specifiche: è fondamentale leggere il proprio contratto o chiedere informazioni al sindacato di riferimento.
2. Presentare domanda con anticipo. La richiesta va inoltrata al datore di lavoro generalmente entro i termini previsti dal CCNL, spesso con alcune settimane di preavviso. Alcuni contratti prevedono che i permessi vengano assegnati in base a graduatorie interne, quindi è importante non aspettare l’ultimo momento.
3. Documentare la frequenza o il superamento degli esami. I permessi retribuiti per il diritto allo studio sono subordinati alla presentazione di prove di effettivo utilizzo: certificati di iscrizione, libretti universitari aggiornati, attestazioni di superamento degli esami. Il datore di lavoro ha il diritto di richiedere questa documentazione.
Permessi studio per contratti a tempo determinato
Anche i lavoratori con contratto a tempo determinato possono accedere al diritto allo studio, ma con alcune limitazioni. In linea generale, il diritto matura proporzionalmente alla durata del contratto e alla presenza effettiva in azienda. Anche in questo caso è il CCNL di riferimento a stabilire le condizioni precise: alcuni contratti estendono il diritto allo studio ai lavoratori a tempo determinato in misura piena, altri lo modulano in proporzione.
Per i dipendenti pubblici a tempo determinato, la disciplina è regolata dai singoli contratti di comparto, che generalmente riconoscono il diritto ai permessi studio anche per i contratti non a tempo indeterminato, purché la durata del rapporto lo consenta.
Permessi non retribuiti e altri strumenti
Oltre alle 150 ore retribuite, molti contratti prevedono la possibilità di richiedere permessi non retribuiti aggiuntivi per la preparazione degli esami. In alcuni casi è possibile concordare con il datore di lavoro una riduzione temporanea dell’orario o un part-time per il periodo degli studi. Si tratta di soluzioni che dipendono dalla disponibilità dell’azienda, ma che vale sempre la pena esplorare, soprattutto se il percorso universitario è già definito e condiviso con il responsabile HR.
Chi lavora nel settore pubblico e vuole approfondire percorsi di formazione avanzata come il Master in Governance e Management nella Pubblica Amministrazione può trovare in molti enti il supporto diretto dell’amministrazione, che in certi casi finanzia o agevola la partecipazione a percorsi formativi universitari.
Come organizzare concretamente studio e lavoro: consigli pratici
Avere il diritto di studiare lavorando è una cosa. Riuscire a farlo in modo sostenibile nel tempo è un’altra. L’organizzazione è la vera chiave del successo per uno studente lavoratore, e si costruisce con metodo, non con la forza di volontà.
Gestire il tempo: piccoli blocchi, risultati concreti
Il primo errore che fa chi ricomincia a studiare da adulto è cercare di replicare il modello dello studente a tempo pieno: sessioni di studio lunghissime, tutto concentrato nel weekend, obiettivi troppo ambiziosi nel breve periodo. Questo approccio porta rapidamente all’esaurimento e alla demotivazione.
Un metodo più efficace per chi lavora è quello dei blocchi di studio brevi e regolari: 45-60 minuti al giorno, distribuiti in modo costante, valgono più di una giornata intera di studio occasionale. La sera dopo il lavoro, durante la pausa pranzo, nel weekend: ogni momento può diventare utile se il materiale è accessibile e il metodo è chiaro.
Per chi lavora su turni o con orari variabili, la chiave è la flessibilità del materiale didattico. Se le lezioni sono videoregistrate e disponibili sempre, non esiste un orario “sbagliato” per studiare. Si può seguire una lezione alle 22 di martedì come alle 7 del mattino di sabato, senza perdere nulla.
Sfruttare al meglio i materiali online
Uno dei vantaggi concreti della didattica e-learning è la possibilità di rivedere le lezioni più volte. Questo è particolarmente prezioso per i lavoratori: se una sera sei troppo stanco per seguire con attenzione, puoi tornare su quel contenuto il giorno dopo, con più energia. Puoi fermarti, tornare indietro, prendere appunti al tuo ritmo.
Molte piattaforme universitarie online sono accessibili anche da smartphone e tablet, il che significa che è possibile studiare in mobilità: sui mezzi pubblici, in pausa, durante un viaggio di lavoro. Non si tratta di studiare male: si tratta di sfruttare il tempo disponibile in modo intelligente.
Mantenere la motivazione nel tempo
Il percorso universitario di un lavoratore dura in media qualche anno. Mantenere la motivazione nel tempo richiede di avere chiari i propri obiettivi e di celebrare i progressi intermedi. Ogni esame superato è un traguardo concreto. Tenere un registro degli obiettivi raggiunti, confrontarsi con altri studenti lavoratori, parlare del percorso con colleghi o familiari: tutto questo aiuta a non perdere il filo nei momenti più faticosi.
È importante anche non sovraccaricarsi: pianificare due o tre esami per sessione è spesso più sostenibile che tentare di chiudere il piano di studi in tempi record. La costanza vale molto più della velocità, soprattutto quando si hanno già tanti impegni.
Unicusano: la piattaforma pensata per chi lavora
Unicusano è un’università telematica che ha costruito il proprio modello didattico attorno alle esigenze reali di chi studia lavorando. Non si tratta di adattamenti: la struttura stessa del percorso è progettata per essere compatibile con un impiego a tempo pieno.
Tra le caratteristiche principali:
- Piattaforma attiva 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Le lezioni videoregistrate, i materiali didattici e le risorse di supporto sono sempre disponibili, senza finestre orarie obbligatorie. Studi quando puoi, non quando ti viene imposto.
- Nessun obbligo di frequenza. Non devi giustificare assenze, non devi chiedere permessi per seguire le lezioni. Segui il programma ai tuoi tempi, rispettando solo le scadenze degli esami.
- Appelli d’esame frequenti. Gli esami si possono sostenere con una frequenza che permette di pianificare la sessione in base ai propri impegni lavorativi. Se un mese è particolarmente intenso in ufficio, puoi spostare un esame senza perdere l’intero anno accademico.
- Tutor dedicato. Ogni studente ha un tutor di riferimento che supporta il percorso, risponde ai dubbi organizzativi e aiuta a costruire un piano di studio realistico. Non sei solo davanti allo schermo.
- Materiali sempre aggiornati e accessibili da qualsiasi dispositivo. Puoi studiare dal PC di casa, dal tablet o dallo smartphone, senza dover scaricare software particolari.
Unicusano è una università telematica riconosciuta MUR, il che significa che i titoli rilasciati hanno lo stesso valore legale di quelli delle università tradizionali. La laurea che ottieni è valida per concorsi pubblici, progressioni di carriera, accesso alle professioni e iscrizione agli ordini professionali.
Se vuoi scoprire quali percorsi sono disponibili, puoi consultare l’elenco completo dei corsi di laurea e trovare quello più adatto al tuo profilo professionale e ai tuoi obiettivi.
Laurearsi lavorando non è un compromesso: è una scelta consapevole, sempre più supportata da strumenti normativi, tecnologici e didattici. Il momento giusto per iniziare è adesso.
Credits: VioletaStoimenova da Getty Images Signature
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