Babbo Natale o Santa Claus: il mito del simpatico vecchietto si rianima anche in tempi Covid

Pubblicata dall’Unicusano una nuova infografica che ripercorre la storia di Babbo Natale, dalle origine cristiane fino ai giorni nostri. Perché, anche nel periodo di pandemia, le famiglie si riuniscono attorno alla figura più amata dai bambini di tutto il mondo

Santa Claus, Saint-Nicolas, Père Noël, Sinterklaas, Papá Noel. Comunque lo si voglia chiamare, anche quest’anno  il nostro amato Babbo Natale è pronto a volare sulla sua slitta magica e a consegnare i doni ai bambini di tutto il mondo.

E allora perché non riscoprire la magia di una favola che unisce i popoli da Est a Ovest, da Nord a Sud riuscendo a strappare un sorriso alle famiglie anche in questi tempi durissimi, afflitti dalla pandemia da Covid-19?

La facoltà di Scienze della Comunicazione e Sociologia dell’Università Niccolò Cusano ha curato la realizzazione di un’infografica che ripercorre le tappe principali del mito natalizio, dalle origini fino ai giorni nostri soffermandosi sulla data cruciale in cui, nell’immaginario collettivo, assume le sembianze di un adorabile vecchietto dalla folta barba lunga, dal pancione bello rotondo e dal vestito rosso e bianco.

Tutte le versioni del Babbo Natale moderno derivano principalmente dallo stesso personaggio storico del 300 d.C.: San Nicola, vescovo di Myra, odierna Demre in Turchia.  Di lui, per esempio, si racconta che ritrovò e riportò in vita cinque fanciulli, rapiti e uccisi da un oste, o che, per evangelizzare le genti, propose ai sacerdoti di portare doni ai poveri e ai bambini. Divenendo così loro protettore.

Ma è soltanto sette secoli dopo che il mito di San Nicola si diffuse in tutta Europa prendendo pieghe inimmaginabili a seconda delle culture. Così, grazie all’influenza olandese, nei Paesi nordici fu tradotto con Sinterklaas e Sint Nicolaas che spiegano le derivazioni anglofone di Santa Claus. Gli abiti di Sinterklaas sono simili a quelli di un vescovo: porta una mitra rossa con una croce dorata e si appoggia a un pastorale, cavalca un cavallo bianco con il quale vola sui tetti e i suoi aiutanti scendono nei comignoli per lasciare i doni.

Sotto i dardi della Riforma protestante e con la condanna delle condotte papali, i popoli del Nord Europa, pur di mantenere viva la tradizione dei regali natalizi, adottarono una nuova figura: un vecchio con la barba in Inghilterra, Gesù Bambino o un angelo in Germania. E, per la prima volta, il mito si collocò ufficialmente nella notte di Natale.

Si deve però ad alcuni intellettuali americani la trasformazione di San Nicola nel Babbo Natale che oggi tutti noi conosciamo. Il primo segno è stato lasciato dalla penna di Clement Clarke Moore, scrittore e linguista di New York, il quale nel 1823 scrisse la poesia “A Visit from Saint Nicholas”: rappresentò il santo di origine anatolica come un elfo rotondetto con barba bianca, vestiti rossi orlati di pelliccia, alla guida di una slitta trainata da renne e con un sacco pieno di giocattoli.

La prima illustrazione di Santa Claus si deve all’estro di Thomas Nast che, nel 1862, disegnò sulla rivista statunitense Harper’s Weekly un Babbo Natale con giacca rossa, barba bianca e stivali. La vignetta lo raffigurò in visita ai territori della Guerra Civile americana per ristabilire l’Unione.

Nel 1930 Fred Mizen realizzò l’iconica illustrazione con Babbo Natale intento a bere una bottiglia di Coca-Cola. Da allora fino al 1964 la multinazionale americana affidò a Haddon Sundblom la creazione di un Santa Claus più realistico e vicino ai bambini. Venne così stereotipizzato nell’allegro vecchietto che legge letterine, consegna doni e visita i bambini di tutto il mondo.

Soltanto in Europa, sotto i regimi totalitaristi e antiamericani, la figura di Babbo Natale fu spazzata via per lasciare spazio a miti e rappresentazioni che affondassero le radici nella tradizione cristiana o folclorica. Così, per esempio, il fascismo rispolverò la festa della Befana: le organizzazioni femminili portavano viveri alle famiglie e regali ai bambini. In Germania il nazismo decristianizzò il Natale e affidò a Odino, divinità della mitologia norrena, il compito di distribuire i doni.

Nel Secondo Dopoguerra e con l’americanizzazione di parte dell’Europa, tornò il mito di Santa Claus in un binomio sempre più consolidato con il marchio Coca Cola, divenendo allo stesso tempo il protagonista indiscusso di una ricca filmografia sul Natale che tutt’oggi anima le serate in tutto il mondo. Il simpatico vecchietto diviene icona Pop e si smarca definitivamente dalla tradizione cristiana di San Nicola.

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